Anche quella notte, Aurelio aveva dormito poco, tramortito dal ricordo di lei, una fugace emozione che gli aveva attraversato molti mesi della vita. E, allo stesso modo, anche lei si era fatta invadere da quella storia, in una vorticosa, travolgente relazione con lui. Avevano fuso le loro vite passionali, proprio in questa che probabilmente era la dimensione che mancava loro. La vivevano lontano dalle loro vite reali – erano infatti entrambi sull’orlo di separazioni coniugali, sebbene ancora vincolati, in modi diversi, alle loro realtà.

Anche se in modo clandestino, precario, avevano continuato a stare insieme. Aurelio, si era portato, però, un recondito e sconcertante interrogativo sin dai primi momenti di unione, una cosa che lei gli aveva sussurrato, a labbra strette, in modo alquanto strano e contraddittorio: “stiamo bene insieme così, ma non innamorarti mai di me…”.

Era come un tarlo, che aveva invaso la sua voglia di lei fin dall’inizio, ma che ora gli stava consumando la testa. Dai, Aurè, lo sapevi che prima o poi sarebbe finita, ecchéccacchio…!, si diceva tra sé e sé. Ma, in fondo, la causa era proprio in quelle strane e, all’improvviso, forse vigliacche parole, dette da lei, così, quasi per timore che la cosa potesse davvero travolgerli, terremotare le loro storie reali. In tutto quel tempo, Aurelio non aveva fatto altro che far finta di non notare come, a poco a poco, si stavano via via formando quelle piccole crepe che increspavano la loro apparentemente infrangibile relazione.

Quella notte, Aurelio continuò a farsi tante domande, la sua mente era il palcoscenico ove tante scene si ripetevano e replicavano, quasi all’infinito. Riuscì, d’improvviso, a far riaffiorare e ricordare dalla sua testa tante piccole parole che le erano scappate (proprio così…), ma che lui aveva fatto finta di non sentire, perché nel suo subconscio non le voleva proprio sentire! Si era scoperto essersi troppo attaccato, innamorato di una donna che non lo desiderava più. E che non aveva avuto il coraggio di dirglielo, chiaramente. Diamine, Aurelio, come hai fatto a non capire? Eppure, cavolo, gliel’ho sempre detto: se non ti va più di stare con me, devi dirmelo! …

Finalmente, si svegliò come da un bel brutto sogno, che però, in quel dialogo con sé stesso, lo riportava sempre a pensare al raccapriccio, allo sconcerto: ma lei era gelosa di me, almeno i primi mesi, era così… Infatti, erano stati mesi di faville, non potevano mai rinunciare al vedersi, almeno una volta la settimana, tempo scarsa un’ora di automobile, erano puntuali agli appuntamenti, tanti posti diversi, tanti altri posti che appartenevano poi alla vita di lei.. Caspita – pensava ancora tra sé e sé – diceva che non ci dovevamo innamorare e mi portava anche a casa sua.. !

Ma dai, Aurelio, possibile che poi non ti sia accorto stesse per finire tutto, come una lenta eutanasia..? I sintomi erano visibili solo soffermandosi un po’ di più sul suo modo di interagire sul social network, lei da sempre era stata lì, molto aperta, socievole (fin troppo), disinvolta…

Probabilmente, proprio la consapevolezza di questa loro strana attrazione, più fisica che sentimentale, era stato il vulnus, in germe, di quello che poi si sarebbe scoperto essere la concausa della fine. Era stata solo una forte, intensa, tremendamente eccitante attrazione fisica. Solo sesso. Punto. Non poteva reggere più a lungo, le rispettive esigenze di vita richiedevano altro, oltre.

L’impossibile.

Era mancato loro il coraggio, la passione? O qualcos’altro… ?

(to be continued)

Beniamino D’Auria @_Belcor_

 

Condividi

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: