Epilogo.

Ore 6,50, circa. Aurelio era davanti allo specchio mentre s’insaponava il viso, il pennello quasi gli scivolava di mano, imitando metaforicamente ciò che gli era successo. Proprio così, una storia a metà, scivolata dalle sue mani, tra la possibile follia e la raccapricciante quanto inesorabile sua eutanasìa. Ne era giunto alla quadratura, finalmente se ne stava convincendo, mentre il rasoio correva spedito sulla sua pelle, rivelandogli allo specchio un uomo diverso, pulito, libero come il suo viso liscio e fresco.

Sì, era arrivato alla fine del percorso di addio a quella storia. Che avrebbe dimenticato col tempo. Ma doveva accettare di doverlo fare.

Nei suoi occhi, arrossati ancora per la notte insonne, stava rivedendo e rileggendo gli attimi della fine. Della fine di quella stupenda e nel contempo maledetta, strana storia. Gli appuntamenti mancati, volutamente rimandati da parte sua, sempre a causa di un pretesto, le ultime telefonate, con la voce di lei languida e sfuggente, gli ultimi sms, quelli ricevuti senza più puntini sospensivi, i buongiorno scritti così, senza faccine né nome, né nomignolo; le sue parole, poi, nutrite di sconsiderata ingenuità nel provare a crederle ancora, a cercare di illudersi che era stato solo un brutto sogno quella fine. “Credi ciò che vuoi ma io sono fatta così. I sentimenti possono cambiare. E poi, ho i miei problemi che mi assalgono, non ti ci mettere anche tu. Lasciami stare!”, gli aveva risposto lei, seccata, dopo una serie di messaggi senza voce. Pensava, poi, alle foto di lei, che ad un certo punto la ritraevano quasi esclusivamente in un viso stanco, senza trucco, preparate ed inviate probabilmente per rivelargli una donna che da lui non doveva più essere desiderata… 

Nella mente di Aurelio, gli era sovvenuto l’ultimo messaggino con cui, rassegnato, si era deciso a risponderle. “Anche se dal tenore dei miei precedenti messaggi, ho utilizzato parole lodevoli ma al limite del ridicolo, ecco, per l’appunto, non vorrei che tu avessi capito che io non abbia capito il vero motivo per il quale hai deciso di mollarmi”.

Aveva ricordato, ancora, le parole di un suo amico: “se devi dimenticare una persona alla quale sei stato legato e ciò ovviamente non ti viene facile, prova a ricordare le cose che ti sei accorto ti abbia nascosto…”. In questo consiglio, che aveva ben recepito, Aurelio aveva trovato il quid in più per provare a dimenticare tutto, aveva dovuto come tirare via un pelo incarnito dalla sua esistenza: all’inizio, aveva avvertito dolore dovendo tirare la pinzetta della decisione, ma poi gli era passato.

Quelle parole lapidarie con cui lei aveva (forse) da tempo calcolato il commiato, balbettavano ancora le ultime eco nella sua testa. Ma erano brutta musica, ormai volata via, lontano. Aurelio, finalmente, aveva capito: non possono cambiare i sentimenti, se sono veri, piuttosto le passioni, quelle sì. O almeno, è più difficile possano cambiare dall’oggi al domani, i sentimenti. Lì, di sentimento ce n’era stato molto poco. Era mancata la base, il fuoco di un amore reciproco, di quelli veri. Evidentemente, la fine era stata scritta nell’inizio. Gli era stato portato il conto, ormai atteso. Era finito tutto perché il tutto non era mai iniziato.

Solo attrazione, pelle, appeal erotico non fanno una storia. Non possono costruirla se manca l’impeto, il vigore viscerale dell’amore. Dell’amore reciproco.

I ricordi di lei dovevano ormai, solo volare via, come foglie nel vento, lontano. 

Uscì di fretta, quella mattina, il sole era come un faro acceso per tracciargli una nuova strada. Si avviò verso l’auto, sentendosi chiamare da una voce di donna.

Era una nuova voce, attesa per un nuovo slancio di vita.

The end.

Beniamino D’Auria

alias @_Belcor_

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