In punta di piedi

Lui non c’è.
L’ho capito rigirandomi durante il risveglio e non provando alcun bisogno di sistemarlo.
Per riflettere, incurante del costume da pagliaccio noleggiato per la festa di ieri sera, mi siedo sulla poltroncina ai piedi del letto; qualcosa preme sulla mia natica.
– Ti nascondi anche!, gli sto parlando, sono impazzito!
Lo tiro su, mi sfugge di mano e cade in terra, rotolando sotto il letto. Nella semioscurità lo scorgo rizzarsi in piedi e correre via sui suoi attributi, i miei, e gli grido:
– Ma che cazzo fai?
– Cosa vuoi?, risponde.
– Oddio, parli anche, adesso?
– Pensavi fossi muto?, ribatte.
– Che c’entra; non ho mai sentito dire che un…coso parli, scusa, non so come chiamarti.
– Non sai di cosa sono capace, controbatte.
– Va bene. Comunque vieni qui!, gli ordino.
– Neanche per sogno.
Stampo la faccia più simpatica di cui sono capace, poi con uno scatto fulmineo cerco di afferrarlo. Lui si schiaccia contro l’angolo del muro e dice:
– Lasciami in pace.
– Sei impazzito? Che ti ha preso? Cosa fai? Torna al tuo posto. Subito!
– Non ci penso proprio, dice con tono di sfida. Allora non hai capito. Sono stufo di te e delle cazzate che fai! Voglio starmene un po’ per conto mio, mi gela.
– Ma di quali cazzate straparli?
E aggiungo con tono rassicurante, un attimo prima di sferrare l’attacco finale:
– Stammi bene a sentire. Torna al tuo posto e basta!
È più veloce di me, correndo sui quei due improvvisati piedini si rifugia sotto l’armadio.
– Va bene, parliamo.
– Non abbiamo niente da dirci.
– Mi spieghi cosa ti ho fatto?
– Cosa hai fatto? Non lo sai?, giuro che per quanto mi sforzi non ho capito.
– Spiegamelo.
– L’altra settimana la farmacista, poi quella del bar. Il cesso del quarto piano. Credi sia instancabile? Ieri sera, quella strappona di infermiera. Beh, gli avete dato giù. Io però entro in sciopero. Non sono un ragazzino. Prima o poi facciamo qualche brutta figura.
Accidenti, non mi aspettavo tanta coscienza da un… Lo incalzo.
– Vorresti dire che a te non piace?
– Ah, bravo! Tu pensi che io mi diverta. Inizio a invecchiare, ho molto lavorato, voglio solo un po’ di tregua.
– Che dici? Vuoi farmi credere che mentre lavori non ti diverti?, chioso.
– Non ti voglio far credere nulla. È così!
Lo provoco di nuovo.
– A te non fa alcun effetto fare nuove conoscenze, stringere amicizie o… visitare luoghi sempre diversi?
– Maiale! Sudicio porco. Pensi solo a quello!
Afferro un maglione e mi tuffo sul pavimento cercando di schiacciarlo contro il muro. Lo tengo stretto. Un po’ troppo forte perché il dolore in basso mi fa impazzire.
– Sentimi bene, stronzetto. Per prima cosa andiamo in bagno. Poi facciamo i conti, lo minaccio.
Passando davanti lo specchio del bagno mi accorgo di quanto sono ridicolo, con il mio coso stretto nel maglione. Mentre indugio nel pensare lui ne approfitta per divincolarsi.
– Lasciami in pace, mi giunge da lontano con tono lamentoso.
– Capirai anche da solo che senza di me sei solo un pezzettino di carne senza valore. Alto come un…
– Ah, sì? E tu capirai che senza di me sei nulla, risponde raggelandomi, – e aggiunge – credimi, in punta di piedi ad almeno venticinque centimetri ci arrivo.
– In punta dei piedi? Sei pazzo, di quali piedi vai farneticando? Comunque pensavo di chiederti consiglio, in futuro, prima di incontrare qualcuna, aggiungo in tono conciliante.
– Vedo che stai scendendo a più miti consigli. Che ne dici se iniziamo oggi?
– Oggi?
– Sì, con quella! L’infermiera succhiona.
– Ho un appuntamento con lei?
– L’hai invitata per le tredici e trenta. E non hai nemmeno iniziato a preparare uno dei tuoi soliti pranzetti afrodisiaci.
– Ascoltami. Non mi far fare brutte figure. Oggi va così, poi parliamo.
Entro nella vasca e poggio la testa sul bordo, isolandomi per un attimo dal mondo.
Devo preparare tutto, mi asciugo, tra le gambe faccio prima del solito.
– Pss, pss…pss, dove sei? Dove ti sei cacciato? Vieni qua!
Non risponde, un silenzio innaturale si è impadronito della casa.
Apro il cassetto della biancheria e infilo saltellando il primo slip che trovo. Sul davanti si forma una grande bolla di aria che subito si affloscia. Indosso rapidamente una camicia e poi dei pantaloni afferrati dall’armadio.
– Dove seeei?
La casa è avvolta in un silenzio irreale.
Ora lo trovo e lo sistemo, non può essere lontano.
Un’altra fitta all’inguine, più forte delle precedenti, mi colpisce nell’attimo in cui il campanello di casa mi avvisa che la mia ospite è già arrivata.

by Sthepezz

@Conte27513375

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Comments (2)

  1. Bello. Originale. Ma necessita assolutamente e urgentemente di un seguito! O magari l’hai già scritto e mi sfugge? Complimenti!

    1. Lo scriverò

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