Itadakimasu!

Così si augura un felice appetito nella cultura giapponese, con le mani a mò di pregiera. In realtà, itadakimasu è la forma cortese e umile di “io ricevo”. Certo, da vegetariano, andare al giapponese, corri il rischio di mangiare solo una zuppa di tofu (che poi sa di calzini, ma lasciamo stare).

Va beh, trovo un ristorante giapponese attento, mi fanno tutto: “avocado e Philadelfia”. Uramaki, temaki, nigiri, hossomaki, big maki fritto nella tempura etc.

Ormai entro e loro lo sanno, non mi hanno mai veramente capito, essendo tutti senza proprietà della lingua italiana. Ma alla terza volta, neanche mi chiedono più, loro portano, sorridono, senza uno specifico fine, oltre quello di farmi tornare a spendere meno di 30 euro.

Insomma provo a mangiare, mi approccio all’uso delle bacchette (piccola digressione: quando ero piccino, un giorno, ho visto Karate Kid il film, dove maestro Miyagi diceva a Daniel-san, che se avesse preso una mosca con le bacchette, avrebbe potuto essere tutto ciò che desiderava. Non ci crederete, ma io, solo per un immane fortuna, un giorno ho stretto nel modo tradizionale le bacchette, come per carpire il cibo e chiudendo, in mezzo, ho trovato una mosca!!).

Mi portano wasabi, soya, salsa piccante e zenzero a fettine sottili, adoro lo zenzero a fettine. (Chissà perché ogni volta che entro in un locale si riempie: secondo me emano fame interiore). Miscelo la soia con il wasabi nel piattino, intingo lievemente il piccolo pezzo di uramaki nella salsina, lo porto alla bocca… un mare di sensazioni! Ma che poi è riso, alga, avocado, un non formaggio, una salsa di rape strane ed un brodino salato di soya; però il fatto che arrivi da un mondo non propriamente mio mi eccita.

Allora sentiamo con la bocca cose… come da bambini, ma con la passione dei grandi, sperimentiamo, gioiamo del “non sapere, ma provare”, ardiamo in ciò che non abbiamo mai percepito… come stile di vita eh.

Poi alla fine, tutto si ricollega e trova un senso perfetto, anche nelle cose nuove, così ci si arricchisce… solo assaggiando vite diverse. Uno spunto per mordere anche ciò che non conosciamo, niente di più; tanto saranno sempre le cose semplici a crearci meraviglia.

Mi manca solo di dire:
Buon appetito e… arigatò. (Che poi è il “ciaone”con gli occhi a mandorla).

A presto

P.S. Potevo essere qualunque cosa, ho deciso di essere:

@ilPhirlosofo.

Vi lascio alle emozioni della magica chitarra di Kaory Muraji

(Fonte immagine copertina Studiare (da) giapponese, immagine nel testo fonte 30 years On: 1984 a great year for movies- WordPress.com)

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