Che l’Italia sia un paese per vecchi è ormai fatto assodato.

L’Istat lo dice ogni volta che fa una rivelazione, ma la domanda da porsi è: cosa siamo diventati? Che paese è questa Italia del ventunesimo secolo?

Siamo razzisti e questa cosa mi spaventa.

Mi spaventa la facilità con cui il seme dell’odio razziale e dell’intolleranza si siano insidiati in noi.

Non è retorico sostenere che noi stessi siamo stati oggetto di odio razziale; basta pensare a Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti solo per citare uno degli episodi più significativi; non è retorico dire che anche noi scappavamo dalla miseria.

“L’Italia agli Italiani” urlano ai quattro venti da nord a sud dello stivale, e allora perché non urlare “Il regno delle Due Sicilie ai duosiciliani” perché i clandestini piemontesi sbarcarono in Sicilia più di 150 fa per liberarci dall’oppressore borbonico.

“Sovranità monetaria” urlano ai quattro venti da nord a sud dello stivale, senza sapere che sarebbe la fine di questa nostra nazione disgraziata, senza rendersi conto che nel mondo, purtroppo (o per fortuna), globalizzato il ritorno alla lira sarebbe il suicidio dell’economia italiana.

“Fuori dall’Europa, serva della Germania” urlano ai quattro venti da nord a sud dello stivale, credendo che servirebbe a qualcosa, prendendo ad esempio la Svizzera che con l’Italia non ha nulla a che vedere.

Siamo italiani, abbiamo alle nostre spalle una storia millenaria fatta da grandi uomini e grandi ideali; ci siamo ridotti a seguire le idee di un nulla facente di professione che fa leva sulle paura di una popolazione per speculazione politica, ci siamo ridotti ad aver paura del diverso solo perché l’informazione è “il diverso, l’immigrato è un criminale”, ci siamo ridotti ad insultare chi la pensa diversamente da noi perché non sappiamo discutere e condividere.

Eravamo “italiani brava gente” siamo diventati “italiani brutta gente” senza nemmeno accorgercene.

Raffaele Ditaranto

@lateoriadelboh 

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