Se ognuno di noi si fermasse e ripensasse all’emozione più bella o più brutta che ha provato, in questo mondo frenetico che nulla da’ e tutto toglie, forse rivivrebbe quell’emozione e forse il mondo intorno a noi si fermerebbe in quell’istante. Ma un conto è ripensare, un conto è descrivere.

Quando si descrive un’emozione poi, gli altri, la rivivono con noi? La cediamo ad estranei? La stiamo buttando via?

Per esempio, secondo voi, descrivere il primo bacio, la prima volta, la prima delusione, la prima perdita affettiva, cede la vostra emozione o la rafforza? Ne aumenta il phatos, ci libera, ci fa soffrire?

Come sempre, quando mi faccio domande come queste, non trovo risposte precise, ma certamente ci rifletto.

Descriversi o non descriversi?

Scoprirsi o non scoprirsi?

Quali le emozioni che più riusciamo a descrivere?

Rabbia, paura, tristezza, gioia, sorpresa,  attesa, disgusto, allegria, vergogna, gelosia, speranza, nostalgia, rimorso, delusione..

Nessuna, qualcuna, tutte?

Io descrivo tutto molto male per esempio, tranne le cose negative, su quelle esterno rabbia da tutti i pori, ma non parlatemi di descrivere cosa provo di fronte alla bellezza, alla gioia, all’amore perché non ci riesco.

Riesco a sorridere però.

Riesco a piangere.

Chi mi sta vicino riesce a non fare domande ed a capire se quell’emozione è una di quelle che voglio raccontare o no. Chi ci sta vicino e ci ama, sa quando è il momento e quando non lo è. A questo aggiungo e per fortuna, quasi tutti noi hanno qualcuno così vicino.

Uno che ha descritto bene l’emozione è certamente Mogol tramite la musica di Lucio Battisti.

Vi lascio ad una canzone che se ascoltassimo tutti i giorni chissà forse ci renderebbe migliori.

To be continued.

Arianna Capodiferro

Alias @arica72

 


 

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