Non è semplice costruirsi un futuro, non sempre dipende da noi. È tutto così maledettamente difficile, trovare gli incastri giusti, il momento giusto.

Queste erano le riflessioni che affollavano la mente di Umberto mentre, con passo lento, si apprestava a sostenere il suo ottavo esame. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza di Napoli, la sua fu una scelta che sentì quasi come inevitabile. Aveva inizialmente deciso di iscriversi a psicologia, un po’ per le sue urgenze interiori rimaste sospese ma anche per il fascino di conoscere i meccanismi che muovono le nostre azioni. Poi pensò che giurisprudenza fosse più prestigiosa. Diventare avvocato sarebbe stata la sua rivincita verso tutto un mondo che lo aveva escluso.

Umberto si trovava tra due fuochi, da una parte le aspettative esterne che ormai avevano la netta prevalenza e dall’altra le sue aspettative interiori che sentiva come disattese. Aveva scelto di dare prevalenza a come lo avrebbero visto gli altri ma sapeva che in fondo non era questo che avrebbe voluto.

Quella mattina Umberto rifletteva sulle distanze, quelle che ci separano dagli altri ma soprattutto le distanze verso noi stessi. Aveva deciso che fosse giusto trovare un equilibrio tra queste due diverse esigenze, ma come? La vita appariva come un fiume in piena, era impossibile fermarsi a riflettere. Tutto appariva come inevitabile, anche sposarsi, fare figli, come un disegno già pronto, come pagine già scritte. Come avrebbe potuto opporsi a tutto questo? Chi avrebbe dovuto deludere? L’esterno, così pronto a giudicarlo con giudizi sommari e superficiali oppure se stesso? Non era semplice, assolutamente non era semplice. La tentazione di lasciarsi trasportare dalla corrente del fiume era forte, non doveva fare altro che arrendersi a una forza superiore e vivere così, senza chiedersi più niente. Ma, ogni volta che pensava a questo, sentiva salire dentro di sé un mondo che non aveva nessuna intenzione di scomparire. Molte sono le cose che pensiamo di scegliere ma siamo veramente noi a farlo? È forte la sensazione che ci sia altro a determinare la nostra vita. Quindi Umberto sentiva questa corrente trascinarlo come facevano i suoi passi, lenti, inevitabili. In fondo era solo un problema di aspettative, cosa sperava per se stesso? Camminava lungo il porto, si fermò a guardare il mare, le onde arrivavano con ritmo regolare. Quasi sapessero quale fosse il loro destino, si infrangevano contro gli scogli per poi disperdersi nel mare sconfinato, sempre lo stesso movimento, come se non esistesse il tempo.

Umberto sorrise, i suoi passi si fecero più veloci, l’aria era fresca, tutto sembrava più coerente, provava un senso di leggerezza, quasi si fosse liberato da un peso.

Aveva capito che ci sono domande senza risposte, aveva capito che possiamo solo fluire. Adesso aveva un appuntamento con il destino, l’ennesimo, uno dei tanti e non voleva arrivare in ritardo.

by Freud 2912

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