Certi giorni mi basta solo pensare che sia possibile. Questa, la riflessione che laconicamente Francesco ripeteva a se stesso. Del resto, pensava, che la dimensione del dubbio, anche la sola possibilità teorica che qualcosa accadesse, era sufficiente per avere il sorriso stampato in faccia. Spesso era giunto alla conclusione che il percorso verso qualcosa e l’incertezza relativa all’ottenimento o meno di quello che si era prefissato erano momenti pieni di emozioni, quindi gratificanti di per sé. In fondo, pensava, che la vita avesse ragioni più semplici di quelle supposte. L’impossibilità di dare risposte a domande esistenziali che lo assillavano aveva avuto come effetto una semplificazione dei suoi obiettivi. Era inutile cercare di esercitare un controllo su aspetti dell’esistenza che si sottraevano a qualsiasi logica razionale.

Quindi Francesco aveva fermato la sua corsa, voleva solo guardare le cose passare, provare a capirne il senso. Aveva fatto così con il suo passato, rimesso in ordine le cose, persone e accadimenti prendevano una forma diversa, compiuta. Quindi non restava che godere del tempo rimasto. Già…il tempo…pensava, come se fosse facile prenderne possesso, averne cognizione. La vera difficoltà è che ognuno di noi non sa quanto tempo ha a disposizione da vivere. Una cosa è sapere di avere una vita davanti altro è pensare che tutto possa finire in qualsiasi momento. Quindi? Francesco aveva optato per la soluzione del vivere tutto subito come se non esistesse un domani, appariva ai suoi occhi come l’unica scelta possibile, quasi a cercare di catturare il bello che spesso si appalesa davanti agli occhi e passa senza che ce ne accorgiamo.

Per ottenere questo bisogna fermarsi, mettersi in contatto con il proprio corpo e con le cose che stanno fuori. Pensava a suo figlio, quante volte aveva liquidato velocemente momenti che erano pura poesia? Poi per che cosa? Dare qualità al tempo, era diventata questa la sua priorità. Intanto camminava sul lungomare del golfo di Napoli, il tempo era mite e timidi raggi di sole si facevano spazio tra le nuvole, i ragazzi lasciavano scie di allegria nell’aria. Si prova un senso strano quando ci si ferma, vedi tutti correre da qualche parte, come se sapessero dove e perché. Francesco sentiva solo i suoi passi, leggeri, sinceri e ogni tanto sorrideva pensando a quanta strada aveva fatto ma non era stanco. Sapeva che tanto ancora poteva succedere e lui era lì, pronto, qualsiasi cosa sarebbe stata. By – Freud2912

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