Chi prende un taxi di notte ha sempre una storia da raccontare, una fuga, un amore clandestino, una corsa verso il destino o chissà quale altro misterioso evento. Quell’uomo in penombra con la destinazione tra le mani è il conducente e spesso ascolta le confessioni notturne di chi, senza pudore, si racconta con la convinzione che mai più dovrà incontrarlo. Così quella notte dopo un lungo giro di pub io e le mie amiche, non esattamente sobrie, tentatiamo di rientrare a casa in metropolitana, con l’unico risultato di realizzare un piccolo e imbarazzante show dalle risate fragorose e il divertimento dei passeggeri, tale da trasformare il vagone in un palcoscenico con platea interattiva, decidiamo di scendere alla successiva fermata per chiamare un taxi. Appena salite il conducente si mostra divertito dalle nostre buffe conversazioni in un inglese sempre troppo stentato per un turco dall’inglese approssimativo. Sono felice e così inizio a ridere e gridare il nome di chi vorrei possa sentirmi a migliaia di chilometri di distanza, incontenibile racconto a quell’estraneo, che ascolta con attenzione, tutte le mie emozioni. Zero gradi e i finestrini tutti aperti per rinfrescare i nostri visi troppo accaldati. Arriviamo a destinazione e lui, colpito dal mio entusiasmo, si offre di accompagnarmi proprio dalla persona che invoco ripetutamente con la testa fuori dal finestrino. Lo saluto, mi sorride quasi affettuosamente, chiudo lo sportello e mi domando se mi abbia preso per pazza ma non me ne preoccupo, non lo rivedró mai più .

Seduta su una panchina attendo il taxi che deve portarmi ad un appuntamento con un’amica, salgo distrattamente e mi siedo, il conducente si volta per avere i dettagli della destinazione, é sorpreso, un saluto caloroso, é felice di vedermi e con un inglese approssimativo, pieno di entusiasmo, mi chiede se sono poi riuscita ad arrivare da lui, lo guardo, abbozzo un sorriso, abbasso gli occhi e resto muta, comprende il mio silenzio che stride contrapposto al nostro rumoroso ultimo incontro, si volta e parte.  Penso che vorrei tanto raccontare a quell’uomo un finale diverso, lui sembra sentire i miei pensieri e quasi a volerli coprire accende la radio, io guardo fuori, mi sembra tutto molto diverso, le emozioni modificano sempre la visione di ciò che mi circonda, incrocio i suoi occhi nello specchietto e penso: “Mai parlare al conducente”.

Blu

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Comments (1)

  1. […] Sorgente: Non parlare al conducente […]

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