Una tazza nera, con uno stemma in rilievo. Nelle poche occasioni in cui ho la possibilità di rilassarmi, mi piace bere il caffè in questa tazza. È mattino presto, un giorno come tanti, con l’unica differenza che oggi non vado di fretta, non devo lavorare. Niente frenesia stamattina. Dallo stereo alcuni vecchi jazz degli anni 50 e 60 riempiono la stanza. 
Spalanco la finestra del salone, voglio sentire l’aria del mattino. Fa fresco, un leggero brivido mi assale ma non ha importanza: è quasi piacevole. 

Resto in piedi affacciato alla finestra con in mano quella enorme tazza dalla quale si sprigiona l’odore del caffè. Il cielo è limpido, di un azzurro sconvolgente, neanche una nuvola. C’è solo una lunga striscia bianca, una scia lasciata da un aereo. Quella traiettoria disegnata a tagliare in due quell’angolo di cielo che vedo mi fa chiedere quale sia la destinazione della gente che mi è appena volata sulla testa. 

Guardo in basso, il leggero venticello fa smuovere le chiome degli alberi che fanno ombra al parcheggio dove, in mezzo alla decina di automobili di colore scuro, c’è la macchia bianca e quasi spudorata della mia macchina. E quel gatto rosso che si è steso sull’aiuola crea un contrasto spettacolare con l’erba verde e appena tagliata. 

Un nonno sta passando sul marciapiede spingendo il passeggino sul quale il suo nipotino sta indicando il gatto e urla per attirare l’attenzione del vecchio. 

Poi di colpo mi ritrovo a chiedermi cosa vorrei vedere dalla finestra di casa mia. E mi arrivano in testa mille e altre immagini: le case bianchissime coi tetti blu a Santorini, quell’alba stupefacente che ho visto da bambino nella savana del Kenya, un oceano con le onde alte e minacciose, il tetto in legno completamente intarsiato del templio di Sarahan, nel nord dell’India… E ancora vorrei vedere di nuovo gli scherzi e i  sorrisi dei miei nonni dopo una giornata passata nei campi a lavorare, vorrei vedere i miei zii che si mettono lì nella corte a smontare le loro vespe per trovare un modo di metterci un carburatore più potente…  Vorrei  rivedere una strada deserta e assolata in mezzo ad un deserto. Una foglia che cade dal ramo in autunno e disegna una danza perfetta con l’aiuto del vento, che effimero, la porta a spasso fino a toccare terra. 

E vorrei vedere me, in altre vesti. 

Bene, il mio quarto d’ora di sogni ad occhi aperti l’ho fatto, il caffè nel tazza è finito, direi che posso iniziare a vivere anche questa giornata. 

@immaginoleggero 

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