Il centesimo Giro d’Italia inizia dalla terra dei centenari: la Sardegna. Il mattino del primo e unico giorno in cui riesco a seguire la carovana rosa inizia a Palau. Girovago in attesa di spunti per qualche scatto. Nelle vie del centro urbano residenti e commercianti danno sfogo al loro estro artistico: abbelliscono facciate, aree esterne alle abitazioni e realizzano vetrine a tema con addobbi rigorosamente rosa. Predominano le biciclette, un omaggio simbolico al Giro, appoggiate alle ringhiere o penzoloni dai balconi. Ma anche tanti palloncini, che danzano lentamente spostati dal vento come i fiori nei vasi, piantati qualche ora o giorno prima in aiuole singolari, come le carriole. Non mancano scritte sull’asfalto e sui muri, né le bandiere dei Quattro mori e dell’Italia, sono disseminate ovunque, perché in fondo il sogno più grande per molti è quello di veder un nostro connazionale indossare la maglia rosa. Le porte delle case sono più aperte del solito, vedo persone con volti sorridenti. Sarà la magia che precede la corsa e l’esplosione di colori, soprattutto i serpentoni di addobbi rosa che contrastano con il manto nero o grigio di strade o marciapiedi, ma dentro sento un’energia diversa.

Il calcio sovrasta gli altri sport, il ciclismo lo conoscono in pochi, ma in questi giorni anche i non appassionati si trasformano in tuttologi. Da spettatore, prima ancora che da fotografo, cerco una chiave di racconto diversa: il rapporto tra la gara e ciò che la circonda.

Poi il ritmo rallenta, sulla strada ci sono tartarughe, non ne ho mai incontrate così tante in un giorno, magari vogliono partecipare anche loro…In fondo questo centesimo Giro d’Italia la Sardegna l’ha già vinto, tutti abbiamo già vinto, ora che il migliore vinca la gara!

Testo e Foto di Gianni Petta 

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