Qualcosa in questo pomeriggio improbabile ha attivato l’automatismo del caleidoscopio.

Tutti i colori che nel tempo sono stati assorbiti ora ruotano, cadono, si combinano, si separano, sfumano e si riflettono.

Li vedo diventare gemme, schegge, biglie, matite.

Ora sono i pastelli a cera, sempre troppo presto spezzati nelle tasche.

Diventano gessetti sbriciolati.

O pennarelli usati talmente tanto che ormai non scrivono più.

Ci sono le foto sbiadite, i colori sono quelli delle mie parole, schizzano e stracciano le nuvole, ma con una leggera dolcezza.

Sono carezze selvagge, schiaffi per gioco che strappano gemiti e risa.

Ci sono colori che sono il “mai” dei miei anni traditi.

Sono domande soffocate, quelle domande che fanno arrossire e abbassare gli occhi e ti fanno venire voglia di rispondere con un filo di voce.

Forse domani?

Vuoi?

Che dici, ci proviamo?

Io, sì!

Un sì convinto ma timido allo stesso tempo.

Ed è un sì a colori, i colori sono i miei, cari e coraggiosi.

Così succede che nel tratto scuro del silenzio si intreccino luci colorate, e i colori dilatano il pensare.

Un giallo che si fa voce.

Un verde è l’attimo tra due suoni, le idee accartocciate su sfumature di grigi, che a volte sembrano macchie di fumo casuali e altre volte sembrano immobilità.

Quando arriva quella voglia di andare oltre ciò che sembra, spesso preme così forte che gli sbalzi si fanno singhiozzi.

Quante parole mute dentro a dei blu di seta della notte.

I colori dilatano il pensare perché non c’è carestia emozionale.

E ti ritrovi, dentro silenzi intensi che vagano su variazioni di rosso.

Marinella per @tantipensieri

immagini dal web

Condividi

Lascia un commento