Erano circa le 1,00, in quella prima notte.

Nell’albergo governava un’apparente calma. Dopo che i professori avevano completato un giro di controllo, prima di rinchiudersi nel loro sospirato riposo, i ragazzi si erano chiusi, a gruppetti, nelle loro camere. Avevano volutamente accantonato la stanchezza per il viaggio, pronti a inventarsi finalmente occasioni per divertirsi, per dare inizio al rito barzellettiero e ludico di ogni gita. A solennizzare il momento, poi, non dovevano mancare bottiglie di Martini, pochi incaricati avevano avuto cura di assicurarne la conservazione, all’arrivo, nei frigo per garantirne il ghiacciato godimento gustativo.

Vittorio e Isabella erano ancora chiusi nell’intimità delle loro camere, con i rispettivi amici ma, dentro ognuno, covava forte il desiderio di incontrarsi di lì a poco, in un modo insolito, in pigiama, in una notte diversa, quella della loro gita scolastica, del loro atteso momento.

Le loro camere erano vicine e quindi… a Vittorio passò un’idea per la testa, afferrò il suo vicino di letto e insieme andarono a bussare alla porta della 415. “Chi è?” si sentì esclamare all’unisono, dall’interno, Isabella e le sue compagne di camera. “Siamo noi, Vittorio e Carlo, ci aprite?”. “Un minuto..” replicarono, facendo capire che ci si doveva un attimino forse risistemare, ricomporre.

Andò ad aprire proprio Isabella, quasi scontrandosi con il viso di Vittorio, attaccatosi alla porta. Tra i loro occhi, solo un attimo di vorticoso delirio, impacciata lei, assorto lui, insieme attratti dall’idea di poter finalmente farli proseguire quei loro sguardi. Accomodatisi dentro, i ragazzi sedettero su uno dei lettini, iniziando un po’ a ricordare il viaggio e ancora sghignazzando sullo scherzo fatto a Vittorio mentre dormiva nel pullman. Si decise di invitare lì altri amici e amiche, essendoci una volontà comune di rimandare quanto più possibile la ritirata sotto le coperte. A Isabella, che per l’occasione aveva fatto accomodare Vittorio a sedersi sul suo letto, venne di chiedere a tutti gli altri: “Ragazzi, facciamo un gioco?”. Desiderava che si creasse un’occasione per far sì che finalmente potesse avere Vittorio per sé, viverlo come non mai, sia pure in quel contesto.

Uno degli amici più sfacciati, propose: “Vi va il gioco della bottiglia?”. Di lì a poco erano tutti assiepati al centro della camera, in cerchio, con in mezzo una bottiglia vuota di Martini che nel corso della riunione, intanto ciascuno aveva contribuito a vuotare.
Era proprio destino, quella notte. Si decise che la posta in gioco dovesse essere un bacio, semplice. Al terzo giro, toccò a Vittorio, che fece girare la bottiglia e la vide puntare proprio lei, l’Isabella la quale rivelò un falso arrossire, era ciò che aveva più voluto, in fondo. Ora era il momento e se proprio non avesse dovuto finire lì, ciò significava che finalmente potevano appartenersi, realizzare il sognato incantesimo d’amore.
Egli la abbracciò, in un modo molto diverso da come si sarebbero aspettati tutti, visti i primi due giri che avevano visto coinvolti gli altri amici. Dopo essersi fissati negli occhi, si presero lasciandosi andare a un bacio vero, sotto lo sguardo sbigottito dei presenti. Parevano essere insieme da una vita, i due innamorati.

Vittorio, dopo il bacio dichiarò a tutti: “Ragazzi, io amo Isabella!”. E Isabella rispose, presa e convinta: “Anch’io ti amo, Vittorio!”
La loro gita proseguì, lascio immaginare come. Fu quasi una luna di miele, per loro due.

Ma quella gita fu destinata ad rimanere impressa nella memoria di tutti. Non solo di Vittorio e Isabella.

Beniamino D’Auria 

alias @_Belcor_

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