Magia Africana

La “Maria Sole” solcava le fresche acque dell’oceano sollevando dalla sua prua spumeggianti onde bianche. Yacht di fine fattura interamente realizzato in Italia, aveva superato senza difficoltà lo stretto di Gibilterra, le famose Colonne d`Ercole e si dirigeva con una velocità di 6 nodi verso Puerto del Carmen sull’isola di Lanzarote, nelle Canarie, al largo delle coste africane. Era il 9 agosto del 1938 e quella sarebbe stata un’estate stupenda dopo tanti anni.

Noleggiato per trascorrere una settimana di vacanze dai coniugi Scerra, l’equipaggio era composto in tutto da quattro persone, compresi il capitano ed il suo secondo. La giornata era splendida, tutt’attorno una distesa infinita di mare, sarebbero stati giorni fantastici da ricordare, soprattutto l’incontro con i delfini che correvano fianco l’imbarcazione velocissimi facendo incredibili balzi. Il capitano Tirozzi, 42 anni ben portati e l’aspetto di chi trascorre i suoi giorni all’aria aperta del mare, scrutava con sicurezza la sconfinata distesa azzurra in cerca di formazioni nuvolose che per fortuna erano lontane. “Procede tutto bene capitano?” Era Federico Scerra che salito in plancia si era offerto di portare una tazza di caffè dalla cambusa. Tirozzi si voltò e prese la tazza di caffè. “Si tutto bene, ancora una mezza giornata di viaggio e arriveremo a destinazione”. Perfetto pensò Scerra che si mise a quel punto a leggere il dispiacciono meteorologico senza però capirci granché. “Gli esperti prevedono pioggia e venti in serata ma nulla di preoccupante; ci terremo vicini alla costa stanotte, saremo lontani dal temporale.

La sicurezza del capitano Tirozzi tranquillizzò Scerra che tornò da basso per stare con la sua moglie ed avvertirla di non avere paura. La pioggia arrivò dapprima leggera ma ben presto si fece sentire con maggiore forza ed intensità. Tirozzi fece quanto disse e manovrando saggiamente sfiorò solamente la tempesta superando senza difficoltà la notte. Alle primi luci dell’alba, un magnifico sole color giallo arancio sorgeva da levante maestoso e placido, su di un mare dai placido riflessi grigio azzurri. Era prossimo a ricevere il cambio dal suo Secondo per potersi finalmente riposare quando in lontananza gli sembrò di vedere qualcosa, un puntino, ancora troppo lontano per capire cosa fosse. “Sarà un tronco pensò”, trascinato al largo dal temporale. Allungò la mano per prendere il suo cannocchiale a quattro elementi e mise a fuoco sull’oggetto. Non era un legno….si trattava di una piccola imbarcazione che si faceva trasportare dalla corrente.

In un attimo la stanchezza svanì e puntò la prua verso quel piccolo natante. Federico Scerra salì da lì a poco in cabina allarmato dal cambio improvviso di manovra. “Che succede?” “Nave a babordo, stiamo muovendo in soccorso”. Giunti in prossimità dell’imbarcazione, Tirozzi ridusse la velocità e smorzò l’inerzia della nave beccheggiando lentamente. Quello che si presentò ai suoi occhi fu irreale: la barchetta era quasi piena d’acqua ed al suo interno vi galleggiavano fiori ed addobbi ma su tutte spiccava il corpo inerme di una ragazzina di colore, capelli crespi e neri, con un vestito finemente ricamato, sembrava agghindata a festa per un qualche particolare evento.

Avvicinarono la barca calandosi ad essa tramite la biscaglina per trasferire a bordo quel corpicino leggero e così tanto provato. Margaret Scerra, moglie di Federico, senti un brivido di disagio nel vedere quella bambina ma tuttavia non tardò a prendersene cura, cambiandola e vegliandone il riposo, pronta ad intervenire se fosse necessario.

Tirozzi chiamò Scerra da parte: “dobbiamo informare le autorità, far sapere che abbiamo raccolto un naufrago”. Scerra si rimise alle parole del capitano e andò ad informare Margaret della decisione presa. Margaret sedeva fianco del letto e accarezzava il volto di quella bambina. Avvertì dietro le sue spalle la presenza del marito e senza mai staccare la mano dalla fronte della piccola disse: “sembra lei, non è vero? Scerra intuì e disse a sua volta” si, è vero, sembra Aurora”.

Aurora Scerra era la figlia di undici anni che solo due anni prima venne colpita dall’epidemia del morbillo causandone la morte, per questo il viaggio; permettere alla moglie e ad entrambi di riprendersi. Quella bambina, così tanto desiderata ed amata, aveva lasciato un grande vuoto nel cuore di entrambi ed ora le tante preghiere venivano ascoltate, tutto poteva avere ancora un seguito. “Sono state informate le autorità, Tirozzi sta già informando la terraferma del ritrovamento in mare della bambina”. Margaret avvertì un tuffo al cuore ma non disse niente e restò a vegliare sulla bambina che riposava dalla fatica, stremata.

“Capitano ascolti”. Scerra salì nuovamente in plancia, convinto di poter arrivare prima che Tirozzi finisse di inviare il radio messaggio. “Quella bambina…mia moglie, erano due anni che non la vedevo sorridere”. Tirozzi ascoltò Scerra e gli parve di percepire le molte difficoltà che i coniugi dovettero affrontare in quegli anni. “In qualità di capitano ho i miei compiti ed i miei doveri sig. Scerra, doveri che esulano le sensazioni e le empatie; domani all’alba arriveremo a Puerto del Carmen ove consegneremo la bambina alle autorità locali. Questo è quanto”.

Scerra profondamente colpito da quelle parole tornò dalla moglie per informarla. Il pallone dal viso della bambina era svanito e sembrava stesse meglio. Al contrario Margaret avvertiva un certo calore alle guance che pensò fosse dovuto alla stanchezza. “Forse è meglio che mi stenda, non mi sento molto bene”. Scerra aiutò la moglie a mettersi a letto e mentre la notte avanzava, le condizioni della moglie sembravano peggiorare sempre più. Una febbre alta l’avvolse e incubi terribili sembrava le attraversassero la mente. Scerra era sconcertato da quel cambiamento così repentino delle condizioni della moglie. Al contrario la salute della ragazzina sembravano migliorare a vista d’occhio.

Qualcosa non andava… che stava succedendo? Possibile ci fosse un collegamento tra questi eventi? Scerra stava impazzendo dalla disperazione. Ad un tratto la folgorazione; la bambina non doveva essere sbarcata, doveva restare li, insieme a loro. Corse da Tirozzi per supplicarlo a mandare un nuovo fonogramma, raccontare che la bambina era sparita tuffandosi in mare, qualsiasi cosa. Tirozzi non si fece smuovere dal racconto assurdo di Scerra e lo invitò a stare vicino alla moglie che all’alba saremmo giunti a destinazione. La salute di Margaret peggiorava a sempre più. Il delirio giunse al suo apice quando da li a poco Margaret aprì gli occhi e tese le braccia gridando “Aurora sei qui, sei venuta a prendermi!”

Scerra era terrorizzato dalla scena e dal fatto che la bambina dormiva un insolito sonno profondo, pesante, senza alcun turbamento, era nel panico, gli occhi persi, lo sguardo tirato e smarrito. non sapendo più a quale santo votarsi. Fu il suono dello sfiato della campana del castello di prua a destarlo perché capì che stavano per entrare in porto. Disperato, si inginocchiò pregando la Vergine Maria per un ultimo aiuto.

Alcune chiazze scure cominciarono ad apparire sul viso della moglie e il respiro era quasi assente.

Nel mentre la Maria Sole era entrata in porto e sul molo ad attenderli una vettura verde oliva con due uomini in piedi che attendevano accanto l’attracco. Il Secondo fece scivolare una passerella ed i due uomini la usato per salire a bordo. “Da questa parte, le cabine sono giù”. Tirozzi fece un cenno con la mano ai due uomini che lo seguirono verso le cabine ed aprendola la cabina degli Scerrs si trovò una scena assurda: Federico Scerra in ginocchio stringeva la mano della moglie e fianco a lei, una ragazzina dai lunghi capelli biondi e occhi castani che la fissava. Tirozzi non credeva ai suoi occhi: la ragazzina africana era sparita, non v’era traccia alcuna. “Allora questo naufrago dov’è, in un’altra cabina forse?” Scerra si alzò, guardò prima la moglie che sembrava stesse per esaltare il suo ultimo respiro e poi Tirozzi, dritto negli occhi.

Sembrarono attimi interminabili ma poi ruppe il silenzio e disse: “Avrei dovuto informarvi prima….la bambina…è scomparsa tra i flutti, la notte scorsa. Questa è la famiglia Scerra con la loro figlia”. Federico Scerra si lasciò scivolare sulla sedia al suo fianco mentre Margaret fece sentire la sua presenza con un forte sospiro lasciandosi sprofondare in un sonno liberatorio. “Ci ha fatto sprecare solo del tempo Tirozzi, doveva avvertirci, farci sprecare tempo non è servito a nulla”. “Al contrario signori” disse Tirozzi, “il viaggio è stato un momento di magia…un momento di magia africana”.

Giuseppe M.

Immagini dal web

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