Oggi Anna non ha voglia di parlare con nessuno, vuole stare da sola a riflettere e a scrivere i suoi pensieri, le capita ogni tanto, ha bisogno di quei momenti di solitudine. Ha accompagnato il figlio ed è rimasta lì, in macchina, la radio accesa e un blocco per scrivere.

E’  un pomeriggio come tanti altri, la piazza di un paese, tante vite che si incrociano e si toccano, si sfiorano o si ignorano, o semplicemente si fanno gli affari propri, come Anna. Non è una solitaria, ma non le piace stare con chiunque, non finge amicizie di comodo.

E’ la piazza centrale del paese, tutti passano di qui nel corso della giornata, per prendere un caffè o il giornale, per fare la spesa nella piccola bottega o a comprare le sigarette, per fare due chiacchiere o solo per vedere chi c’è in giro; da qui si accede anche alla passeggiata panoramica , chi ci va per stare un po tranquillo, chi ci  porta i cani e chi ci va con l’amante sperando di non essere notato.

Nel pomeriggio non c’è molta gente, il bar è poco affollato, chi prende un caffè veloce chi gioca la solita schedina chi tenta la sorte con i gratta e vinci, qualche avventore di passaggio e i soliti volti del paese. In gelateria mamme e bambini in attesa di gustare un buon gelato artigianale.

Due donne attraversano la piazza, solo uno cenno di saluto e ognuna per la sua strada, si conoscono da sempre, i loro figli vanno a scuola insieme, ma non sono mai state amiche, anzi si fanno la guerra alle spalle. un gruppetto di allegri pensionati discutono animatamente di politica ed economia, chi ormai è rassegnato a vedere il paese andare in malora e chi invece spera ancora in una rinascita. Forse parlano a voce troppo alta, ma in fondo non danno noia a nessuno, chiunque passa davanti a loro li saluta con un sorriso o azzarda un commento. Per un attimo Anna ripensa a suo nonno e deve trattenere una lacrima.

Nell’unica panchina all’ombra in questo caldo pomeriggio di primavera, ecco le “pettegole” del paese, sanno (o credono di sapere) tutto di tutti, e se non sanno inventano, che è ancora peggio. Chissà chi è il malcapitato di turno, potri essere io, pensò Anna, ma chissenefrega, per dispetto alza lo sguardo e gli sorride, tanto per dargli un altro argomento su cui sparlare. 

Dal campo dietro l’oratorio si sentono le voci dei ragazzi che giocano a pallone, mentre altri nel cortile sfrecciano con gli skate. Per fortuna in paese non si è persa del tutto la voglia di giocare all’aria aperta.

E’ quasi l’ora della messa molte persone si avvicinano alla piazza ed entrano in chiesa. Suonano le campane, i bambini escono dal catechismo.

Anna va incontro a suo figlio, sorridendo….

@danpuzzle72

Immagini dal web 

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