Ti amo

Ettore aveva capito di aver sbagliato qualcosa, di aver toppato, magari in qualche trascurato ma decisivo dettaglio. Infatti, le aveva iniziato a fare certe domande e a toccare argomenti che lasciavano presagire qualche interesse, forse ancora prematuro. Non si capacitava ma, ecco: “Ho capito. Non dovevo parlarle della mia storia con la ex e ciò l’ha seccata.”

Sonia, infatti, aveva progressivamente mutato atteggiamento mentre lo ascoltava raccontarle quella storia, annoiata. A lei, ora, interessava solo lui. Cosa diavolo c’entrava la sua ex? Per caso, le voleva ancora bene, visti i particolari che si era messo a raccontarle?

Finendo lo Spritz in fretta, gli aveva detto che era ora di salutarsi, si era fatto tardi. Solo un fugace bacino sulla guancia e… “Ciao Ettore, a domani..”. Ed Ettore era rimasto così, come un salame. “Ciao Sò… te ne vai già, così??.. Ok, a domani dai”.

Ore 8,45 del giorno dopo. Ettore quasi in ufficio, in auto per parcheggiare. Preso il cellulare, le fece uno squillo. “Ciao Ettore, buondì…” “Buongiorno cara, che fai? Tutto ok?”. “Sì, inizio anch’io tra un po’..” “E.. ci si vede stasera? Avrei un’idea per un locale..” “No, Ettore, mi dispiace, non credo di essere in forma, oggi. E poi, dopo il lavoro ho da sbrigare faccende per la mamma.. Ci risentiamo domani, forse.”

Quel tono perentorio aveva fatto cadere Ettore in una seria sconsolazione. “L’ho fatta grossa, cavolo.”, pensò intristito.

Non era bastata l’idea del locale. Doveva ripartire con un’altra, più spessa e convincente.

Passò la giornata a ruminare pensieri, tra le carte, i break e i caffè.

A sera, finalmente, gli venne un lume. Forse era quella, l’idea originale, credibile.

Avrebbe  telefonato l’indomani, per dirle di volerla incontrare.

All’appuntamento, davanti al solito caffè, fugace, come era prevedibile, le chiese come si sentiva. Le parole di lei denotavano, in fondo, dubbio, incertezza. Prima dei saluti, le consegnò, chiuso in una busta, questo breve scritto, dove le aveva voluto dire ciò che sapeva le parole non sarebbero riuscite a spiegare. Le disse di aprirla in un momento di tranquillità, lontana da rumori e presenze.

“Lo sai, tengo a te in un modo totale, tanto, troppo intimo. E tale da farmi correre e cadere, anche scivolare, come su una buccia di banana. Com’è avvenuto l’altra sera, quando ti ho voluto raccontare ciò di cui, in fondo, mi volevo liberare definitivamente. Evidentemente, non mi sono reso conto della caduta di stile, proprio in un momento in cui era decisivo il conquistarti, in modo definitivo. Te ne chiedo scusa. Sappi, però, che mi tieni in mano, proprio come questa lettera che stai leggendo e sulla quale, probabilmente, starai versando qualche lacrima di emozione. Anzi, ti dico che ormai sono sotto la tua pelle e tu mi tieni nella testa.. Non mentire a te stessa, ti aspetto qui, nel mio cuore. Sonia, ti amo!”

Quell’idea fu fatale. Spinse Sonia a chiamarlo al telefono, dopo che aveva voluto leggere quella breve lettera prima di mettersi a letto.

Due sole parole le proruppero dal cuore, immediatamente prima che lui le rispondesse ‘pronto’:

“Ti amo!”

Beniamino D’Auria alias @_Belcor_

Immagini dal web 

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