Ho incassato con classe.

Ho ascoltato in silenzio.

Dalla sua bocca fluivano parole che raccontavano una storia a me conosciuta.

Parole che avevano la forza di una pugnalata.

Parole che colpivano là, nel punto più fragile, su una vecchia ferita, e su un atavico pensiero.

Su una nuova idea che i più pensavano fosse solo mia. 

Hanno scavato profondo quelle parole.

Ed erano suono familiare, rumore ineluttabile.

Ho ascoltato, ho risposto.

Con la guerra dentro il corpo, il cuore esausto, il cervello in allerta, ma con voce sicura e indifferente.

È accaduto tutto ciò che avevo sceneggiato.

I personaggi, il copione, ogni immagine della mia mente si era realizzata.

E mi è stata descritta.

Ho sorriso.

Risposto ancora con finta indifferenza. 

Ho fatto, stranamente, poche domande.

Composta.

E, alla fine, ho desiderato una cosa soltanto. 

Un abbraccio. 

L’abbraccio di un amico, di un familiare, di un qualcuno che su questa fetta di terra mi tiene a cuore.

Ecco, essere tenuta a cuore, sul cuore. Senza doverlo chiedere.

Questo avrei voluto. 

Che chiunque mi avesse vista dopo quelle parole, senza parlare, si fosse avvicinato a stringermi forte.

Talmente forte da ricompormi.

Che la compostezza dell’anima, si sa, non è il mio forte.

@Ro_Sannina per tantipensieri 

Immagini dal web 

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