Vi sarà capitato di fare una scampagnata con amici, una gita scolastica o un falò sulla spiaggia e una delle prime canzoni che si cantano insieme e che tutti conoscono è Io Vagabondo dei mitici Nomadi.

Inizia il viaggio e c’è sempre qualcuno che dice:  Dai cantiamo? 

e qualcun altro sempre risponde:

“Io, un giorno crescerò

e nel cielo della vita volerò..”

Dai non mentite, almeno voi .. la generazione anni 70, almeno una volta, volenti o nolenti, vi sarete trovati a canticchiare questo pezzo. Se lo avete fatto quando è uscito, ovvero nel 1972 ed eravate alle elementari, è possibile che non vi fosse così chiaro il significato del pezzo mentre, negli anni dopo il testo era talmente chiaro da diventare un inno alla libertà.

I Nomadi, gruppo storico costituitosi sulla scia del 68 e della contestazione giovanile contro tutto ed in particolare contro le regole, il denaro ed il consumismo con la canzone Io Vagabondo rispondono a modo loro a quel periodo storico che avrebbe dovuto negli anni 70 rafforzarsi e progredire, ma che invece si scontrò tristemente con gli anni di piombo.

Il testo della canzone, scritta da Francesco Guccini, anch’egli reduce dal 68, cantata da un gruppo che sceglie di chiamarsi Nomadi per inneggiare alla libertà, al rifiuto delle convenzioni ed al cambiamento canta:

“Io vagabondo che son io,

Vagabondo che non sono altro,

Soldi in tasca non ne ho ma lassù mi è

Rimasto Dio”

Cantano che, anche senza un soldo in tasca e, quindi, rifiutando il consumismo ma, con un Dio vicino, un Dio giusto e vero, la strada sarà più facile, la strada è quella nella quale passi da bambino ad adulto, dall’incanto al disincanto, dalla vita felice del cortile dei giochi alla vita difficile da uomo. 

State canticchiando…? Io si…

Non lo so se sono davvero diventata quell’adulta che descrive Guccini ma certamente continuare a canticchiare questa canzone male non mi farà…

Buon ascolto.

@arica72

Immagini dal web

 

 

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