Non basta un addio per dimenticare

Si impara sempre troppo tardi con i sentimenti.

Ci si affeziona, ci si perde, si cercano conferme, ci si appoggia, si respira e poi se tutto precipita, ci si rende conto che forse in quel periodo triste avremmo potuto fidarci di meno.

L’esperienza è come quel taglio cicatrizzato che ci capita di accarezzare e ci scappa una lacrima o un sorriso, a seconda dell’umore o di tutte quelle cose che abbiamo dentro o addosso in quel momento.

Si impara a restare sopra tutto e si matura ogni volta un pezzetto in più, anche se fa male, anche se pensandoci vorremmo picchiare i pugni e tornare indietro per non cascarci, ma se nella vita fosse tutto perfetto o semplicemente come avevamo pensato, come potremmo imparare a guardarci dentro con maggiore consapevolezza?

Apriamo il cuore e ci confidiamo, perdiamo parti intime di noi in periodi bui e affondiamo le unghie dove pensiamo ci sia luce e leggerezza.

Passa il tempo e dall’altra parte non c’è più il respiro e allora si bussa, ma quando la porta resta chiusa, arriva violento addosso il comprendere che è stato solo uno scherzo a cui si era preso parte inconsapevolmente.

Il non essere stato altro che uno svago, un bottone da mettere su quello strappo di camicia mentre il vento tirava troppo forte per uscire da soli.

E allora arriva l’ennesimo “mai più” e poi come quel cane che copre una buca, seguo il passo e se torno lì, marco il territorio e poi procedo per il mio cammino.

Eri perfetto.

Non potevo trovarti difetti perché di te avevo disegnato ogni cosa che mi portava sollievo.

Eri aria.

Non facevo altro che respirarti, annusavo di te le parole e mi perdevo per non piangere mentre qui tutto crollava.

Eri.

Non pensavo ti sgretolassi sotto un mucchio di maschere che avevi indossato con la speranza non trovassi il tuo vero volto.

Non basta un addio per dimenticare.

Mai.

Debora Alberti

Immagini dal web

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