Sul mio solito treno, il sole era calato già da un pezzo, uno di quegli tanti incontri che ti lasciano tanto da pensare; ha il nome di un premio Nobel, chissà cosa avevano desiderato i suoi genitori per lui, scegliendo quel nome…

Mi si è avvicinato chiedendomi gentilmente se potessi prestargli la ricarica per il telefono. L’ ho guardato, un ragazzo di nemmeno 20 anni, gli ho dato ciò che mi aveva chiesto, si è seduto e ha cominciato a parlare…

Inizialmente mi ha sorpreso questo suo modo di fare e in parte ero stanca, ma lui voleva essere ascoltato. Tornava da un corso di aggiornamento inerente lo sport del calcio, primo suo sogno di cui mi ha fatto partecipe: avere più “crediti” possibili per poter allenare una squadra. Allora ho pensato a mio figlio, alla sua passione per il “pallone”. Il ragazzo parlava senza interruzione, indeciso su quale indirizzo universitario scegliere.

” Vorrei poter vivere da solo ” mi ha detto, ” Vorrei poter approfondire alcuni studi a cui fin’ ora ho rinunciato; ho scelto una scuola con cui un giorno potrò riempire il frigo, perché poi potrei andare a lavorare in fabbrica, ma ora vorrei poter avere più spazio per me. A casa siamo solo noi, io mi occupo dei miei fratelli più piccoli, c’è mamma, c’è nonna; ormai ci sono più genitori separati che quelli che restano insieme; mia madre pensa a tutto, lavora tanto, spesso la sento poco comprensiva o poco vicina perché ha sempre molto da fare, invece nonna ci sarà sempre; arriviamo a fine mese, ma forse non potrò andare a studiare e vivere da solo perché non si riesce a risparmiare nulla ” . 

Allora l’ ho guardato con più attenzione, mi ha fatto pensare a mio figlio tra qualche anno, al pericolo di poter rinunciare ad un sogno, alla confusione che a volte sovrasta nata da una mancanza di una figura importante. Ho pensato a quanto, alcuni, debbano crescere troppo in fretta. Mi veniva da piangere nell’ ascoltarlo, ma ho trattenuto le lacrime perché in quel momento ero madre e le mamme come me, a volte, i pianti li devono nascondere per dimostrare che nessuno può abbatterci del tutto. 

Il ragazzo continuava a raccontare dei suoi sogni: di poesie, di canzoni, di una ragazza di cui è innamorato. Io mi chiedevo chissà quali siano e saranno i sogni di mio figlio, del mio primogenito.

Questo giovane che si poneva così tante domande sulla vita, sull’ amore, sulle persone , sottolineava la sua incomprensione di un passato non certo leggero. Un giorno tutto ciò che ora è inspiegabile gli servirà e lo renderà consapevole di aver almeno vissuto intensamente ogni giorno, di avercela fatta nonostante tutto, di diventare un uomo e forse un padre.

Un attimo prima di scendere gli ho augurato ” Buona fortuna ” , l’ ho detto a lui, ma era come dirlo a mio figlio e ai figli di tante altre madri… 

Leandra Tersigni per tantipensieri

immagini dal web

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