Ho scoperto da poco, le donne di casa ne sanno una più del diavolo, un sito cinese dove si può acquistare tutto a prezzi stracciati.

Veramente stracciati, con spese di spedizione di pochissimi euro, l’unica pecca è che bisogna attendere un po’ per la consegna (dalle 2 alle 4/5 settimane), anche se a volte la merce arriva con un considerevole anticipo.

Siccome a me interessano soprattutto i gadget informatici e i piccoli attrezzi, lì ho trovato l’albero della cuccagna. Smartphone DualSim da 6 pollici di buon(in)a qualità (cercando in rete trovi ottime recensioni anche sui noti siti di vendita online) a prezzi ridicoli (25 euro), PC portatili (simili a quelli della mela) da 75 a 100 euro, accessori (cuffie, USB, ecc.) a 1, 2 o 3 euro.

Lo so, direte, la qualità è pessima. Sì, vi rispondo, ma pari a ciò che troviamo sulle bancarelle a prezzi cinque volte superiori.

Ma non è questo il punto, il problema.

Dopo aver messo un paio di cosette nel carrello (spesa totale 10 euro per tre gadget con spedizione inclusa e consegna nel giro di 3/4 settimane) il dito si è bloccato, non ce l’ho fatta a completare l’ordine. Il cervello aveva inviato un comando, un comando del tipo ‘ma che minchia fai?’.

Mica ci ho impiegato poco a capire. Prima la mente ha pensato, sarà mica che mi rubano i dati della carta di credito? Non sarà una truffa? La merce non arriverà mai, dalla Cina non è una passeggiata arrivare fin qui, e poi, per un auricolare…

No, non ho premuto, anche se ancora non riuscivo a capire cosa non mi andasse a genio.

Poi ho sentito spingere, dentro. Nella testa. E un fremito lungo il corpo. Una vocina (ero sobrio e non mi ero fatto) mi domandava: ti sei fatto due conti?

Allora, io che con i numeri ci campo, mi sono detto, che devo fare?

E ho iniziato. Allora…

Prima di tutto, un’impresa viene creata per guadagnarci, quindi se un oggetto (e ce ne sono parecchi, prendiamo una chiavetta USB) costa 2 euro più le spese di spedizione di un euro, il costo totale è di 3 euro (bravo? Lo so, grazie). Immagino, visto il ricavo, che il guadagno non possa essere superiore a 30 o 40 centesimi, massimo 50.

Siamo quindi a 2 euro e 50 centesimi. Le spese di spedizione, postali o in nave (in enormi container che comprenderanno tonnellate di merce) più quelle dell’imballaggio, saranno pari a 30 centesimi (la vita in Cina costa decisamente di meno, lo sappiamo). Quindi siamo ora a due euro e 20 centesimi.

Il materiale. Sì, è vero che parliamo di plastica di bassissima qualità, qualche pezzetto di metallo, un po’ di rame, q.b. ovviamente, una cordicella di una stoffa puzzolente con sopra anche dei loghi, beh, direi che almeno altri 70 centesimi valgono.

Quindi ora siamo a un euro e 50. E ora viene il bello, la manodopera.

Probabilmente si tratta semplicemente di assemblare pezzi fatti da altre fabbriche (adesso non apriamo questo discorso che sennò ne vengono fuori delle scatole cinesi – capita l’ironia?). Tre o quattro. Mani svelte e abituate possono mettere insieme una chiavetta USB in pochi secondi, tra prendere il materiale e mettere via il prodotto finito diciamo dieci secondi.

Sei pezzi al minuto, trecentosessanta in un’ora, oltre quattromila in dodici ore (meno non lavorano di certo), per un guadagno netto di oltre 2.000 euro a operaio per ciascun turno.

Ovviamente, non essendo un esperto, ho fatto dei calcoli a caso, e tutto questo non era per concludere che nonostante l’irrisorio costo delle chiavetta USB che ti arriva a casa il guadagno è alto e più ne perdiamo, più ne ordiniamo, più loro guadagnano (economia di scala). Stesso ragionamento e con margini maggiori su articoli di più alto valore. Economico, non tecnologico, perché il livello è decisamente basso.

Il ragionamento che ho fatto era solo per suffragare quel fremito, per capirlo.

La domanda che la mia coscienza non mi aveva fatto esplicitamente era: a fronte di dodici ore di lavoro e un guadagno ‘portato’ da un singolo operaio quanto percepisce il lavoratore stesso?

Visto il ben noto tenore di vita in Cina, cinque anni fa un operaio riceveva 30/40 centesimi l’ora, ovvero dai 3 euro e 60 centesimi a 4 euro e 80 centesimi al giorno, supposto anche un aumento per via dei maggiori ordini degli ultimi anni di un venti per cento, non prenderà comunque più di 6 euro al giorno.

Ecco dove voleva arrivare la mia coscienza.

Un operaio al massimo riceve (supponendo che lavori solo dodici ore al giorno) circa 6 euro e ne fa guadagnare al suo padrone 2.000.

Lo stesso ragionamento non vale per l’operaio della Ferrari? Sì, il margine anche lì è enorme, ma noi abbiamo i contratti, leggi, ecc, non sfruttiamo più nessuno, almeno in certi contesti. Qui parliamo di beni di lusso, appannaggio dei ricchi.

Ecco, alla fine siamo al dilemma.

È meglio non comprare questi prodotti per non favorire l’enorme accumulo di ricchezze in mano a pochi e lo sfruttamento di milioni di lavoratori che vivono al limite della sussistenza o negare a questi ultimi anche la minima possibilità di vivere decorosamente e di non elemosinare?

Io non ho la risposta, non penso neanche che sia in grado di darla, a mala pena sono riuscito (in realtà è stata la mia coscienza) a pormi la domanda.

So che questo è frutto della globalizzazione, di mille cose che ho solo sfiorato nel ragionamento, di altre alle quali non ho pensato. Io, insomma, non ho la soluzione.

Nell’atroce dubbio, tra risparmiare e rendermi complice di uno sfruttamento e non farlo, i miei oggetti sono ancora lì, nel carrello.

Aiutatemi voi se sapete cosa fare…

Sthepezz (@Conte27513375) per @tantipensieri

(immagini dal web)

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