Immense, dietro un grembiule a fiori,
noi non vediamo le madri,
inumani giganti con le mani in altri altrove.
Pirati,
di fronte alle flotte dei nostri pensieri
maldestri
non si spaventano
e fa paura la loro tranquillità:
il mare burrascoso teme la placida onda;
ma c’è già profumo di pane nell’aria
e le lenzuola sono fresche.

Forse si può ricominciare.

Noi, madri, non sappiam ricominciare;
io, mamma, non so come si fa.

Niente grida, nessun’imprecazione:
solo un pianto, ogni tanto, per non disturbare
un sorriso reale smagliante di dolore che voi avete vinto,
tu sai come si fa.
Noi no.
Io no, mamma.

Figli con piccolo fardello d’amore egoista
vi guardiamo, madri, figlie di un’epoca diversa dalla nostra
ma non vi vediamo, avvolte dal vostro amore
non comprensibile, non misurabile.
Siete acqua, terra, fuoco e aria;
noi solo fili d’erba fragili esistenti in dipendenza al moto del vento:
disperati d’incanto vi osserviamo e dal solo lamento,
fischio di quel vento, vi amiamo,
come sappiamo, come possiamo,
come ciechi.

Perché noi, madri, non vi vediamo.

Alessandra Corbetta
www.alessandracorbetta.net

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