Non ho la ricetta né sono un esperto di leggi, sono solo un cittadino molto arrabbiato.

Non passa giorno che sentiamo e leggiamo sempre la stessa storia.

Donna (e a volte anche figli) maltrattata o uccisa dal marito, ex marito, convivente, fidanzato, ex, amico o pretendente.

Sempre la stessa storia; cambiano solo i protagonisti, purtroppo. Continui assalti, persecuzioni fisiche e verbali, mantenimento della vittima in uno stato di ansia perenne o di vera e propria paura, casi che poi, purtroppo, assurgono a fatti di cronaca nera.

A me sembra che il fenomeno sia anche in costante e inesorabile crescita, causa anche o soprattutto della capillare diffusione dei mezzi messi a disposizione dalla tecnologia. E a me sembra, di pari passo, che oltre a scandalizzarci per quella mezzora successiva alla notizia, non si faccia nulla, ma proprio nulla di concreto.

Sono indignato. Tanto, molto. Anzi, sono proprio incazzato.

Vi risparmio il pistolotto sociologico: dobbiamo educare i figli, entrambi i generi, a comportamenti differenti, improntati al rispetto l’uno e alla ribellione l’altra, alla denuncia, al non aver paura. Questo è ovvio, ma prima di riuscire nell’intento saranno morte altre centinaia e centinaia di donne (e troppi bambini).

Penso che ci siano sacche di popolazione (sì, ora sono un po’ razzista e forse sbaglio perché non conosco la distribuzione per fasce sociali del fenomeno) dove certi fatti sono più concentrati, zone di popolazione (non geografiche), sia per una certa arretratezza culturale che per censo, ove il fenomeno appare più evidente. 

Non era mia intenzione analizzare le cause né cercare di dare soluzioni educative. Lascio ciò a chi è esperto.

Voglio solo proporre una modesta soluzione per mettere freno agli omicidi. Anzi, due o tre. Semplici.

Lo stalker, potenziale omicida, deve essere tenuto lontano sin dal primo momento in cui la vittima lo denuncia. Senza che nessun giudice possa mettere bocca. Se io ho paura, se il pericolo è vero o solo presunto non deve importare nulla a nessuno. Se io ho paura vivo una vita di schifo, una vita che non merito.

Quindi, subito, immediatamente, braccialetto elettronico allo stalker, monitoraggio continuo e automatico con allarme e intervento delle forze dell’ordine, se lo stesso si avvicina a luoghi fissi frequentati dalla vittima.

Apparecchio portatile per la vittima che, se entra nel raggio del braccialetto elettronico, lancia l’allarme alla donna e alle forze dell’ordine.

All’ennesima violazione (la seconda direi, la prima voglio pensare sia un caso) obbligo di residenza in altro comune, e chissene se lo stalker perde il lavoro. Ci poteva pensare prima.

Ovviamente, anche le condanne devono essere esemplari. Se sei uno stalker conclamato, io ti condanno a una pena alta, perché sappiamo che questo è l’anticamera di comportamenti più gravi.

Poi quando esce sarà ancora più arrabbiato e pericoloso? Sì, infatti, braccialetto elettronico a vita.

Aiuti economici alle donne, per non essere costrette a sottostare ai ricatti dello stalker, nel caso dipenda economicamente da lui.

Detto questo, mi rendo conto di essere stato schematico e semplicistico, ma non sono le soluzioni semplici le più efficaci?

Forse così facendo violiamo i diritti della difesa, dell’uomo, la dignità umana, non so che altro?

Ma non è ledere i diritti di una persona quando lo fai vivere in uno stato di paura costante? E quando gli togli la vita?

Continuiamo a piangere le vittime senza far nulla di concreto, mi raccomando…

By Sthepezz @Conte27513375

per @tantipensieri

immagini dal web

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