Cammino velocemente senza ombrello, permettendo alla pioggia sottile di bagnarmi i capelli e graffiarmi il viso. Pioggia che confonde la vista, smussa gli spigoli, addolcisce i contorni, arrotonda i profili e, nostalgica, lava via tutti i pensieri superflui. I miei passi si avvicendano in giro per una città conosciuta, per vie già calpestate, portici inconfondibili, facendosi largo tra inevitabili ingombri, voci accavallate e rumori familiari. Odorosa umidità, pane appena sfornato e voglia di caffè caldo con tanta schiuma.
Raggiungo senza averla cercata una libreria. Probabilmente avrò percorso quella stradina secondaria innumerevoli volte senza mai aver fatto caso alla vetrina. Piccola, stretta, affollatissima di libri disposti attorno ad una struttura circolare, come se un imponente telescopio fosse puntato su un cielo di parole e copertine cartonate nel laborioso tentativo di individuare quella perfetta.
Entro il più silenziosamente possibile: non voglio disturbare la saggia atmosfera intrisa di inchiostro, opinioni, racconti, riflessioni e qualche segreto. Mi accoglie la campanella sulla porta, che tintinna flebile. Sono subito investita dal profumo intenso di carta stampata. Respiro profondamente socchiudendo gli occhi per un attimo, estasiata. Inizio ad aggirarmi curiosa tra gli scaffali ricolmi e il tempo si sgretola smettendo di farsi sentire. Opere dalle pagine fitte, titoli accattivanti, pubblicazioni recenti e premiate, testi interessanti, tomi antichi, volumi pesanti e preziosi, romanzi avvincenti, trattati e manuali. Un vasto, notevole repertorio di sapere diviso per tema, sezione, autore, cronologia. Ogni cosa si richiama ad altro, vite di autori si intrecciano alle loro storie, biografie di personaggi famosi e narrativa, epoche raccontate e racconti epocali. A disposizione. I miei occhi miopi si avvicinano per decifrare, le mie mani afferrano, sfogliano, sfiorano, i polpastrelli seguono i contorni delle lettere più grandi, dei numeri di pagina, delle illustrazioni, e la mia attenzione ingorda rovista fino a perdersi nella speranza di trovare risposte. La libertà sarà sempre alla pagina successiva.
Aprire libri improbabili rimettendomi all’imprevedibilità della frase sconosciuta che cattura lo sguardo. Ecco cosa mi attira, ciò che mi chiama dentro e irrimediabilmente mi rapisce a lungo: spesso tra le pagine scorse velocemente e lette a caso trovo immaginazioni che non sapevo spiegare, penne di altri che aiutano la voce delle mie emozioni a farsi sentire, soluzioni a domande che non sapevo di essermi posta. Smarrirmi nello spazio bianco tra una parola e l’altra, scarabocchiarci un contesto mio, un po’ di me in quello che leggo, un po’ di quello che leggo in me. Ed è un labirinto senza uscita nel quale mi sento totalmente compresa.
L’incantesimo si infrange quando l’anziano proprietario mi guarda da sopra gli occhiali a mezzaluna e mi avvisa che la chiusura è imminente: devo andarmene.
Svogliatamente esco nel cielo che tuona in lontananza, nell’alone intermittente dei lampioni, nel marciapiedi bagnato, nelle serrande abbassate dei negozi, nell’incrocio di passanti, nel freddo di una sera invernale come tante. Ma porto con me la sensazione di aver acceso un altro tremolante lumino, di essermi concessa un ennesimo momento di confusione per essere capace di rimettere in ordine la mia quotidianità, almeno fino alla prossima libreria.

@babyLux_93 per @tantipensieri

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