Scivolata e caduta malamente.
Bum, per terra, lunga distesa, assecondando involontariamente la gravità senza potermi opporre.
Il gelo bagnato si fa strada rapidamente tra i capelli, sulle spalle attraverso il piumino, supera la sciarpa, inzuppa i pantaloni. Un brivido mi percorre. Inizio a rendermi conto di botte e ammaccature, maledico la mia costante inevitabile impacciataggine. Non avrei potuto pretendere alleanza da parte del mio precario equilibrio mentre giocavo a tracciare nuove vie sulla neve fresca e soffice caduta stanotte sul piccolo lago ellittico già ghiacciato da mesi, ma speravo che la mia stabilità non si arrendesse al primo sgambetto immaginato. Mi sento così ridicola qui, infreddolita e incapace di alzarmi. Apro gli occhi e subito si riempiono di luce: vedo i rami nudi degli alberi spogli, scheletri di vita passata in attesa della prossima primavera; vedo la punta degli abeti piú alti, dei profumati pini sempreverdi; vedo la bianchissima cima dei monti accarezzata da un timido raggio di sole; vedo la limpida vastità senza paragoni del cielo sopra di me. Improvvisamente mi prende la sensazione di essere molto più in alto: non c’è spazio nel mio campo visivo per le radici, i passi degli altri o la base della montagna. Non c’è spazio per la materialità del quotidiano, né per me. L’imbarazzo della caduta svanisce insieme alla mia consistenza, spazzati via dal devastante incanto di tutto ciò che il mio sguardo miope riesce a mettere a fuoco, di ciò che lascia confuso sullo sfondo, di questo angolo di cielo solcato da qualche scia di aereo in viaggio. Chissà se anche da lassù si vedono le tracce del nostro passaggio, impronte colorate. Chissà se anche il nostro attraversamento senza una meta e affidato più allo scorrere che al decidere, dimentica un segno sulla mappa del tempo. E come noi ci affidiamo all’affascinante e disorientante meraviglia celeste, magari qualche stella resta a osservare dove ci porta la caoticità della vita. In fondo caos è l’anagramma di caso. E del caso le stelle ne sono le autrici.
Sbatto le ciglia sugli occhi freddissimi. Sono così infinitesimale e impotente di fronte a tutto ciò. Briciola di esistenza inconsapevole che non sarà mai la differenza; minuscola pigna al cospetto della gigantesca possente montagna, senza eccezioni.
Penso alle parole che vorrei avere per descrivere questo momento, alle foto che vorrei scattare per archiviare l’attimo tra le pagine dei ricordi, ma resto bloccata. Bloccata nel luogo comune di cambiare punto di vista quando si è a testa in giù; bloccata dietro le mie invalicabili barriere difensive erette con fatica delusione dopo delusione; protetta da uno scudo di disgusto improvvisato e forza posticcia; traballante dentro l’armatura pesante voluta per bilanciare il vuoto rimasto al posto del cuore.
Ed è così inverno senza il tuo abbraccio.
Poi sento uno sbuffetto cristallino vicino alle labbra e sorrido: sta iniziando a nevicare.

@babyLux_93 per @tantipensieri

immagini dal web

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