A proposito della capacità di sorprendersi… Ricordate? Ve ne scrivevo circa un anno fa..
Del tipo di chi, dopo tanti anni passati a vivere (o sopravvivere), decide ancora una volta, finalmente, di .. farsi una sorpresa. E anche sorprendere.

Magari pensando un po’ a tante cose, in un solito fine anno, sempre seduto al solito tavolo con l’intera family, nel frastuono musicato dai più piccoli che si addannano conflittualmente nei loro giochi, e con gli altri adulti che li guardano sognanti, un po’ pensando ai ricordi di quando anch’essi erano bambini. E poi, di tanto in tanto, sedendo dinanzi al camino a fare due chiacchiere spassionate, tenendo in mano e sorseggiando quel vino che sta allietando la serata, tra un pasto e l’altro..

E poi, pensando pensando, non ti interviene il cognato che ti rimbrotta: “Ma mò, anche quest’anno, non mi dire che un tiro di sigaro, il nostro rito propiziatorio per il nuovo anno, non lo vorrai fare insieme a noi?” .. Beh, rimani un po’ interdetto, pensando anche quest’anno che fin dagli anni della scuola sei sempre stato incorruttibile sotto quest’aspetto, mai nemmeno un mezzo tiro di Marlboro (anni ’80). E poi, tra te e te, prima di rispondere nel solito modo (“no, dai, lo sapete già..sono contro il fumo e poi non mi è mai andata l’idea di mettermi a fumare”), non ti metti finalmente in discussione e ti dici: apperò, ma sai… quasi quasi, massì.. làsciati andare, che ‘tte frega.. si campa una volta sola!!
E allora annuisci, lasciando intendere che, forse, quest’anno sarà la volta buona e li vedi sorridere, sicuri loro che, anche quest’anno, li deluderai (pure se hai farfugliato tra i denti un silenzioso e alquanto timido sì..).

In realtà, anche se la cosa un po’ ti irrigidisce o spaventa (chissà come sarà questa ‘prima volta’ e per giunta addirittura con un sigaro “Toscano”, anziché con una comune sigaretta… E se poi al primo tiro, impacciato, inizi a tossire??? Che figuraccia davanti ai più giovani…! Arrossirai come un pivello, proprio tu, oggi, a 50 e passa anni…!!) ti determini: “Massì, dai.. Probabilmente mi darò a questa nuova e prima esperienza fumaiola!”

Arriva il momento, dopo la mezzanotte e il brindisi, tra panettone, struffoli e zeppole. C’è da andare fuori, in giardino, ad assistere allo spettacolo dei fuochi che un po’ tutto il vicinato ha allestito e assorda e colora il cielo del nuovo anno, appena iniziato.
E proprio lì, ti viene consegnato il fatidico sigaro “Toscano”, da una mano nel buio, illuminato dagli accendini prossimi e dagli assordanti fuochi celesti che impazzano nell’aria come luci psichedeliche.

Che faccio? Semplice. Lo prendo insieme all’accendino e con una strana disinvoltura, lo fermo tra le labbra facendo attenzione a non bruciarmi il naso, nella fretta e nell’emozione del momento. In pochi attimi sembra di rivivere quelle voci, le più lontane e antiche, degli amici adolescenti scafàti che aspettavano di godere al vedere che anche tu eri come loro, a fumare come i “grandi”.
Poi segue il vivere quell’emozione. Sto aspirando quell’aroma che da sempre ho avvertito, nelle attese delle stazioni, lungo i marciapiedi ad aspettare il bus, al ristorante, tra gruppetti di invitati aristocratici nel bel mezzo di una cerimonia. L’aroma del sigaro sì che è diversa da quella della comune sigaretta che, solo a pensarci, mi disgusta ancora. Ha davvero tutto un fascino in quella fragranza originale. Può sembrare pesante, come in effetti lo è, ma porta dentro di sé una storia, una storia di sogni irrealizzati, è metafora delle aspirazioni più difficili, mai vissute e ancora tenute dentro, un certo ché di quasi proibito che ti apre a sognare ancora nuove e più vive emozioni. Il fumo che ti staziona in bocca (guai ad aspirarlo fino in fondo! mi viene detto), ti dà il gusto di un’essenza, quella di una tradizione che si tramanda dai secoli, e che serviva arrivasse anche da me, stanotte.

Per farmi continuare a sognare.

@_Belcor_

immagine dal web

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