Sarà la neve che fuori non smette di cadere, sarà la nostalgia o forse quel velo di rabbia che mi fa urlare da dentro un ovattato “perché?”

 

Mi hanno dato colpe che non ho, ho smesso di contare le lacrime silenziose che mi hanno rigato il volto.

 

Quando quelle urla ancora mi risuonano dentro ad altoparlante.

Quando…eh sì, sarà la neve ora, nei mesi scorsi era il tempo, nel caldo, nella lentezza dell’autunno, nel fragore dei ricordi, nel dolore instabile che mi gratta il cuore ogni volta che ci penso.

 

E si è rotto tutto.

 

Mi guardo allo specchio e non trovo più la stabilità tra le mie ciglia lunghe, a volte provo a confidarmi, ma è inutile far parlare qualcosa che non può essere capito.

 

Allontanata.

 

Sembra una pantomima, un atto da teatro con due terzi di pubblico con la testa altrove, sono su un palcoscenico senza sipario, vorrei solo andare nelle quinte e stracciare questo copione che io non ho voluto tenere mai in mano.

Non si arriva mai troppo tardi a capirlo che l’avere bisogno delle persone è solo un riflesso del bisogno che abbiamo di noi stessi, anche se il cuore continua a sgretolarsi.

 

Mi guardo dentro e trovo solitudine, mi sfioro e sento la forza che mi cresce dentro, la quale mi chiede di non pensarci e proseguire, ma poi puntuale risale quel “perché?” ovattato e tiro i pugni perché non posso capire.

 

Non posso, non sono autorizzata, sono solo stata cancellata.

Debora Alberti 

immagini dal web

Condividi

Lascia un commento