«Amore e libertà vanno a braccetto, sono due ali dello stesso gabbiano» diceva Osho e non c’è citazione migliore per iniziare una discussione in cui si parla unicamente di donne, nella società di ieri, di oggi e nel giorno dell’8 marzo.

Qualsiasi sia stato il suo nome nella storia, da Eva a Madre Teresa, la vera “protagonista” è sempre stata la donna; nascosta, oscurata con un cammino colmo di ostacoli, di pregiudizi e per una sorta di rivincita karmica, ricco di traguardi, soddisfazioni e vittorie. 
Nelle antiche civiltà era considerata la regina della famiglia e della comunità, con un potere matriarcale senza paragoni; nell’antica sapienza greca la donna era considerata ignorante, un essere inferiore da utilizzare come agnello sacrificale, in caso di necessità, per difesa di marito e padre; secondo Euripide non era ignorante bensì il peggiore dei mali; Platone non la considerava; per Aristotele un essere incompleto ed imperfetto; ed ancora, secondo Pitagora alla base del caos c’era la donna. Anche a Roma la condizione non era così distante, per l’infedeltà c’era punizione la morte, sorte del tutto opposta per le mogli dei grandi imprenditori. Nel Medioevo, una doppia visuale si apre su questa figura: da una parte un essere angelico e spirituale, dall’altra maligno e stregonesco. Nel ‘600 perseguitate con accuse di stregoneria e conseguenti accanimenti e roghi. 
Nell’ ‘800 finalmente si respira modernità, la donna diviene lavoratrice, con peso importante per economia e società, ed è qui che parte l’ancora attuale lotta della donna.  Nel 1909 negli Stati Uniti, è stato festeggiato il primo Woman’s Day, iniziativa puramente socialista per ottenere maggiori diritti per qualsiasi donna in qualsiasi parte del mondo. Durante la II Internazionale Socialista, i membri del Congresso spinsero per l’organizzazione di eventi e manifestazioni a livello globale per promuovere le “suffragette”. L’invito fu raccolto dal partito socialista americano ed il 23 febbraio 1909 si festeggiò la prima giornata dedicata alla Donna. L’anno successivo questa iniziativa venne ripresa alla Conferenza internazionale delle donne socialiste tenuta a Copenaghen e venne istituita la Giornata Internazionale della Donna in tutti i paesi che partecipavano alla Conferenza. 
Festeggiata negli states l’ultima domenica di febbraio, in altri paesi il 19 marzo, questa cadenza ormai annuale venne interrotta durante il periodo della prima guerra mondiale e, ne 1921, nella Seconda Conferenza delle donne comuniste, fu ripresa e istituita l’8 marzo, data che voleva ricordare una manifestazione femminile anti-zarista repressa a S.Pietroburgo nel 1917, causa scatenante della Rivoluzione Russa. In Italia la prima Giornata Internazionale della Donna fu festeggiata nel 1922 in seguito ad una iniziativa del partito comunista italiano.

Ma quante battaglie deve ancora combattere la donna per riuscire ad “onorare” l’8 marzo, il giorno dedicato alla sua indipendenza? Pensiamo ad oggi, se si indossa una gonna più corta o una maglia più scollata per gli uomini è automatico pensare di aver trovato una “femmina facile” di cui approfittare e la solidarietà femminile viene racchiusa in un “se ti fossi coperta, non sarebbe successo”. Si può davvero considerare indipendenza femminile uscire di casa ed innamorarsi di un uomo pieno di attenzioni che dopo giorni, mesi o anni si trasformerà in persecutore, violento compagno di vita o anche assassino, e vivere con la costante paura di non poterlo denunciare per evitare ritorsioni? Possiamo davvero parlare di diritti e solidarietà femminile, in questa giornata, se alcune donne sono quasi costrette (giustamente o meno) a vergognarsi di condividere il genere con altre donne? Quanto ancora dovremo piangere nel vedere le ingiustizie lavorative di cui siamo vittime per via della gonna che portiamo? E quanto ancora ci vorrà per essere davvero accettate nella società moderna, senza dover cedere a compromessi, senza sentire il peso del dover dimostrare intelligenza, bellezza, sensualità, carisma, fascino, senza dover perdere dignità? Oggi non è una festa, oggi dovrebbe essere una giornata di rispetto, per gli anni di lotta che ci fanno vivere in ciò che viviamo, che sicuramente non è lo schifo in cui vivevano all’epoca, dovrebbe essere una giornata di rispetto, non un mazzolino spelacchiato di mimose donato da chi non ha neanche capito il senso della giornata, non una scusa per scambiarsi auguri, non ubriacarsi in discoteca perché giustificate, non un motivo per spogliarsi e farsi vedere disinibite in giro. Rispetto per se stesse e per la dignità per cui combattiamo da 109 anni e per cui continueremo a combattere. E questo non vuole essere di morale a chiunque voglia andare a bere, voglia uscire nuda, voglia fare ciò che vuole, è piuttosto un almeno capite per quale motivo oggi abbiamo diritti come persone a prescindere dal sesso.

Ed io oggi, preferisco non fare auguri alle donne, preferisco dedicare una ricetta a tutte coloro che vivono situazioni difficili, non si sentono a loro agio in questo mondo, vengono sfruttate, maltrattate, vengono date per scontate.
Un fiore di cheesecake, dolce come vuole il sesso che ci appartiene e freddo e deciso per ricordarci quanto rispetto dobbiamo portarci e dobbiamo portare alle nostre simili, per quello che è stato e per quello che sarà.

Ecco gli ingredienti:
100 gr di biscotti digestive
40 gr di burro

250 gr di philadelphia
110 ml di panna per dolci 
8 gr di gelatina in fogli
65 gr di zucchero a velo

250 gr di fragole
8 gr di gelatina in fogli
100 gr di zucchero a velo

Tritate i biscotti e sciogliete il burro a bagnomaria, mischiateli in una coppa con un cucchiaio e ricoprite il fondo di uno stampo a cerniera. Distribuitelo bene, in modo uniforme, aiutandovi con un batticarne e lasciate riposare in frigorifero per 10 minuti. Nel frattempo, lasciate ammollare la gelatina in acqua fredda e montate 90 ml di panna. Ammorbidite il philadelphia con le fruste elettriche ed unite lo zucchero a velo. Riscaldate 20 ml di panna ed unite la gelatina ormai ammollata. Unite il composto ottenuto al philadelphia ed infine unite anche la panna montata. Versate questa crema sulla base biscotto ormai indurita e livellate per bene con un cucchiaio. Lasciate riposare in frigorifero almeno 30 minuti.
In un pentolino unite le fragole tagliate precedentemente a dadini e lo zucchero a velo, fate cuocere senza far raggiungere il bollore. Con un mixer ad immersione frullate le fragole ed unite la gelatina ammollata sempre in acqua fredda e ben strizzata. Versate le fragole sopra la crema al philadelphia e fate riposare in frigorifero per almeno 3 ore. Decorate a piacere con delle fragole e delle foglie di menta.

deborah

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