Salutava sempre

Entro dalla porta laterale, la funzione è già iniziata. Faccio rumore con i tacchi accidenti! Qualcuno si gira curioso per capire chi è che entra in ritardo. Mi siedo sul primo angolo di banco che trovo libero. La chiesa è piena di gente, il defunto era conosciuto nella zona, ed era troppo giovane per morire, solo 57 anni. Un cancro se l’è portato via in pochi mesi. Così è. Mia nonna diceva sempre che muoiono più agnellini che pecore. Aveva ragione.
Non ero molto in confidenza con lui, piuttosto con sua moglie. Non posso dire che siamo amiche, ma è una di quelle persone che seppur semplice conoscente, fa sempre piacere incontrare, scambiarci due parole, anche del più e del meno. Quel feeling naturale insomma che si accetta volentieri. In cuor mio sentivo l’esigenza di venire a dare un ultimo saluto a quest’uomo sfortunato. Pochi fiori, per scelta della famiglia offerte ad un’associazione. Un picchetto di amici con i cappelli da Alpino, ed alla fine della messa uno di loro legge a voce alta e con tono fiero “La preghiera dell’Alpino”. L’ho sentita recitare molte volte ed ogni volta mi commuovo.

Usciamo dalla chiesa e una flotta di persone si avvicina ai familiari per dare le condoglianze. Io odio queste situazioni. Capisco che può far piacere un po’ di conforto, ma credo anche che in quei momenti non si vorrebbe nessuno intorno, soprattutto chi si avvicina giusto per far vedere che c’era. Perché capita anche questo.
Ci avviamo a piedi verso il vicino cimitero e Il sacerdote, rosario alla mano, comincia le preghiere.
– Nel primo Mistero Glorioso si contempla….
– Ave Maria….Santa Maria…
– Ave Maria… Santa Maria…
Cammino a testa bassa rispondendo distratta alle preghiere, ma più che altro penso. Sono molto dispiaciuta per questa tegola che è caduta in testa a questa famiglia. La moglie ha perso un compagno di vita, la figlia femmina il suo eterno fidanzato e il maschio una guida di cui aveva ancora bisogno. E se succedesse a me? Siamo tutti sotto lo stesso cielo.

Qualcuno mi saluta:
– Buonasera.
Mi giro. Noooo! Cesarina! La capo baciapile battinpetto.
– Buonasera Cesarina – rispondo senza darle troppa confidenza, non ho voglia di starla a sentire.
Ma Cesarina ha ingranato la marcia ormai.
– Poveretto! Troppo giovane! Che brutte cose che devono succedere! Povera donna! Poveri ragazzi!
Sono sicura che non ha finito. Infatti…
– Però qualcosa di scuro per rispetto lo poteva mettere la moglie!
– Cesarina, dimmi, quanti anni sono che porti il lutto?
– Eh figlia mia! Tanti! Prima mamma e papà, poi il mio povero marito, poi mia sorella…eh figlia mia!
– Non è tornato nessuno dall’aldilà vero Cesarina ? Se ti fossi vestita di rosso saresti stata meno addolorata?
– E hai ragione pure tu.
Non ha ancora finito, lo sento.
– Ma tu non vieni mai a messa?
– Quasi mai Cesarì.
– E’ peccato lo sai? Che esempio dai alle tue figlie?
– Cesarì, alle mie figlie ho insegnato l’educazione ed il rispetto verso il prossimo, a guadagnarsi il pane con le loro forze, ad andare sempre a testa alta e a non impicciarsi degli affari degli altri. Prega Cesarì che don Vittorino non ti assolve sennò! (Eccheccaz!)
Zitta Cesarina.
Ma sono sicura che qualcuno prenderà di mira, perché le vedo uno sguardo come quello di un cane da punta. Comunque mi lascia in pace e me ne torno ai mie pensieri.
Sento due uomini parlare a voce bassa, due fratelli che hanno una piccola impresa. Pregano, si certo, pregano che gli vada l’appalto per l’ampliamento del cimitero. Effettivamente stanno in tema con le loro preghiere.
Qualcuno parla della cena da preparare, si sta facendo tardi e Don Vittorino cammina lento.
Qualcun altro del tempo o della Pasqua che si avvicina.
Vedo gli amici dei due figli stare attorno a questi ragazzi con grande affetto e sicuramente in modo disinteressato. Saranno un grande sostegno per loro. Mi rincuoro, non è sempre vero che questi giovani di oggi sono insulsi e inetti.
E vedo anche Persio, un pastore tedesco, l’amico inseparabile del defunto. Cammina a coda bassa accanto al carro funebre, annusando qua e là. Deve imparare la strada. Verrà di sicuro a trovare il suo padrone, ne sono certa. Ha due occhioni tristi poverino, al pari dei familiari affranti.

Siamo arrivati al cimitero, mi fermo fuori dal cancello. Ritengo che la sepoltura sia un momento molto privato. Andrò a far visita alla famiglia più avanti, quando tutta questa solidarietà andrà scemando. Tanto la vita è così, i guai sono di chi li ha.
Mi giro per andarmene e sento qualcuno dire:
– Poveretto! Non se lo meritava. Salutava sempre.
“E meno male!” penso “Non oso immaginare, se fosse stata una cattiva persona, che commenti potevano uscire da certe bocche!” Mi cadono le braccia a terra. Non ce la posso fare. Me ne voglio andare a casa alla svelta.

In sostanza, e con grande amarezza, sono qui (e come diceva il grande Totò) “ con questa mia a dirvi” che l’animo umano, PURTROPPO, certe volte è proprio “piccolo piccolo”.

Passo e chiudo.

@borghettana per @tantipensieri

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