Una storia tristissima, purtroppo vera

Non so perché ve lo racconti, so che mi è tornato in mente dopo tanto tempo. Non ho una morale per quanto state per leggere né voglio commentare l’accaduto. Avevo solo voglia di raccontare, per espellerla, questa storia, questa brutta storia.

Se vi commuovete con facilità non andate avanti, è triste, tristissima, come solo le storie vere possono esserlo.

Ometto i riferimenti per renderla non facilmente riconoscibile, mi è tornata in mente dopo parecchi anni, forse solo perché lei, la vittima, quella viva, la incontro ancora.

Lavorava in una banca dove io e i miei colleghi avevamo il conto corrente, era giovane, fresca di laurea, ma si capiva subito che era un’eccezione. Rapida e professionale, esaustiva e risolutiva come nessuno mai a quegli sportelli. Sarà stato anche per quel sorriso sincero e pulito che tutti si accalcavano al suo sportello. Se lei non c’era l’operazione non era più urgente e si poteva rimandare anche a dopo il suo ritorno.

Poi un giorno, scaduto il contratto a tempo con la banca, divenne una nostra collega, in poco tempo si distinse, fece una rapida e meritatissima carriera e divenne “La Tesoriera”.

Lavorava tantissimo, orari impossibili, istruiva i suoi addetti mentre comprava e vendeva titoli. Senza aver pause o tentennamenti. Questo logorò i suoi nervi, come risposta allo stress iniziò a ingrassare sempre più fino a raggiungere dimensioni preoccupanti.

La mancanza di tempo e l’aspetto fisico divennero limitanti per la sua vita sociale, in particolare per avvicinare uomini, quelli che non apprezzano la sua testa ma si fermano all’aspetto fisico. Per distrarsi allora iniziò a viaggiare, conoscere nuovi posti e persone le faceva bene. Non perdeva una vacanza all’altro capo del mondo, un weekend in qualche bel posto in Italia, una capitale europea.

Viaggiare fu l’inizio delle sua fine.

In un paese nordafricano conobbe il Capovillaggio, dopo tanto tempo disse che finalmente qualcuno tornava ad apprezzarla per altre qualità che non fossero quelle fisiche.

S’innamorarono, si vedevano quasi tutti i weekend, lei spese un patrimonio in passaggi aerei, e dopo un po’ di mesi, consapevoli che non potevano andare avanti così, decisero di sposarsi.

Un matrimonio sulla spiaggia, non so che tipo di cerimonia fecero, essendo lui musulmano, i parenti di lei furono aviotrasportati in quel pezzo di paradiso che può essere la costa nordafricana.

Lui si licenziò dopo pochi mesi, la raggiunse a Roma, la famiglia di lei riuscì a trovargli un lavoro, lei la casa l’aveva già. Piccola, carinissima, comprata con i frutti del proprio lavoro.

Passarono dei mesi felici, una luna di miele prolungata. Lui riceveva qualche parente di passaggio in Italia, cene esotiche, tutti apprezzavano il loro ménage.

Poi, lui iniziò a diventare strano, usciva ed entrava di casa alle ore più strane, ospitava gruppi di persone che s’intrattenevano fino a notte inoltrata a parlare, pregare e mangiare. La vita stava diventando un inferno per lei, non si sentiva più padrona in casa propria. Parlò con lui, gli disse che così non poteva andare, lui se ne fregò, continuò, anzi accentuò il suo comportamento, divenne aggressivo a parole, con le mani non so, ma sono certo di sì.

La situazione era divenuta insopportabile, lei tentò di liberarsi di lui nonostante l’amasse. Lui per risposta la minacciò. Lei tacque con la famiglia, ma una madre capisce, intuisce, un padre probabilmente non ci arriva subito, ma…

Una mattina che lei era al lavoro e lui dormiva beatamente, avendo gozzovigliato fino all’alba con gli amici, suonarono alla porta, lui andò ad aprire assonnato, si trovò davanti il suocero, non si meravigliò neanche un attimo, forse non fece in tempo, perché due colpi di pistola lo attinsero in pieno petto.

Il padre fu messo agli arresti domiciliari, l’accusa era grave, omicidio premeditato, ma vista l’età e l’impossibilità di reiterare il reato andava bene così.

Lei non si dette pace, non andò mai a trovare il padre, nonostante tutto lei amava quell’uomo, per quanto violento e completamente differente da come lo aveva conosciuto.

Il padre non resse il colpo, chissà cosa gli passò per la testa quando prese la sedia del tavolo da pranzo e l’accostò alla finestra, prima di spalancarla.

Sthepezz (@Conte27513375) per @tantipensieri

(immagine dal web)

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