Penna tra le dita e voglia di colorare il profilo femminile di chi spesso vediamo passare da parte ai nostri pensieri e profuma di attenzione, magari sotto un filo di perle che hanno una storia famigliare, sotto un paio di gocce di profumo lasciate sul collo come a marcare un territorio che altrimenti non avrebbe senso.

E allora la disegno senza troppi complimenti, sfogliando il suo profilo come un libro da tenere segreto.

Una sigaretta accesa con distrazione e lo sguardo perso oltre i vetri di una macchina nera.

Smalto rosso, capelli impeccabili in onde mosse che oltrepassano le spalle.

Abito nero con scollatura pronunciata che fa da specchio ad uno sguardo oltremodo attento al mondo fuori o alle proprie idee.

E quel qualcosa amaro da nascondere oltre le labbra dipinte di rosso.

I vetri appannati come durante l’inverno lungo appena lasciato alle spalle, i cerchi di fumo a coprire come velato fondotinta il viso che diventa buono per artificiare un cattivo gioco, un’arte a volte essere protagonista di una favola ma per lei esserne l’antagonista, la strega con lo sguardo arcigno.

Un sogghigno quasi compiaciuto dinanzi alla voglia di arrivare in quel luogo, come se le occhiate degli altri fossero tutti dei forti applausi per il suo carattere ambiguo, nascosto sotto un passo felpato e sicuro.

Loro, quelle spie e spalle rigide su cui fare affidamento, altre comparse che non si sa bene se siano uomini o donne, occhi infiammati che articolano guerre sotto banco.

Lei, a capo di un giro di lingue biforcute che si arrampicano come ragni affamati di farfalline e coccinelle che sarebbero state pronte invece a colorare attorno, con la loro grazia.

Donna sensuale, sguardo penetrante, mani sul volante come padrona di un frustino per comandare un plotone di automi, frustati per ottenere quello che alla sua mercè non sarebbe più prezioso di un pugno di polvere.

Protagonista di una menzogna dietro l’altra.

Lei e i suoi progetti, donna in carriera, tentatrice con astuta esibizione delle sue curve, stabile in scarpe nere di pelle dal tacco a spillo, gambe contorsioniste attorno alle voglie di uomini che fingono di essere dei santi con le vite di chi gli fa comodo.

Lei e tutto quello che so di un progetto losco, tutto quello che so su qualcosa che avrei potuto inventare ma ho prima deciso di mettere per iscritto.

L’arte di saper improvvisare, anche se la realtà c’è e ampliarla è come la satira del buon gusto.

Poso così la penna e sorrido a quelle ombre in più che avrei potuto metterle, ma le lascio aggiungere mentalmente a chi dei sogni ne fa un’improvvisazione come me.

 

Debora Alberti per @tantipensieri

Immagine dal web

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