Le notti si interrompono.

Il silenzio e il respiro dolce che cheta ogni debolezza.

Le sue labbra che sembrano di burro, un impasto di parole sazie che ancora devono venire, un retrogusto di discorsi che provo ad immaginare, io che non sentirò buona parte delle sue intonazioni ma so che sarà qualcosa che proseguirà ciò che sono stata.

Il buio della stanza mi fa spostare l’anima altrove, provo a vedere quello che va oltre, provo a fare viaggi dai quali non invierò cartoline, passi nei quali non potrò perdermi, ma sarò solo la spettatrice di racconti, di particolari che forse per lui saranno semplici attimi ma per me lunghi passaggi, come gocce che piano si staccano dalla fonte e rintoccano, centellinano la vita.

Tu, mio destino.

Sorso di me, gustato con cautela, la dolcezza dei tuoi lineamenti, di un disegno al quale nei mesi scorsi non ho fatto altro che aggiungere colori.

Non avevo paura, non pensavo a nulla, avevo solo dentro la consapevolezza che qualcosa stava per cambiare.

Stava per cambiarmi.

Poi sono scesa all’inferno per poter risalire al paradiso, nulla potrebbe descrivere meglio l’attimo prima di incontrarti con quello dopo infinitamente magico, colmo di ogni senso, di ogni brivido.

Di me, di te, di noi.

Del pelle contro pelle, del balsamo lungo tutto un progetto ancora da vedere al minuto, al secondo. Da improvvisare, in cui immergersi senza fobie.

Istinto materno lo chiamano. Sarà. Per me è solo Amore. Quello che non si può descrivere neppure dopo che lo si ha tra le braccia.

Mi sposto dalla notte mentre si alza il mattino in giornate di fine maggio che appaiono come grigi capolinea dai quali il coraggio di scrivere fa tremare i polsi, fatico ancora a credere a ciò che mi è successo mentre ripercorro con la mente quello che un anno fa sembrava solo uno spunto su di un foglio che credevo solo sarebbe rimasto intonso e invece eccomi qui, a proseguire nella stesura della vita, la tua.

Io ci ho messo solo l’inizio, tu ci metterai il resto, come ogni giorno mentre ancora non sai parlare, figuriamoci scrivere, ma non è questione di bocca o mani, è che tu sai fare molto di più: darmi un senso.

L’alba non ha questa mattina un confine, il caldo di questi giorni scivola piano sulla pelle che riflessa allo specchio ancora mi sembra quella di un’altra, io che credevo di conoscermi da sempre ho smesso di avere queste certezze quella notte che sei arrivato tu.

Un reset automatico, una ripartenza a due.

Un passo di danza infinito, un cordone ombelicale che ha iniziato a costruirsi occhi negli occhi.

Un esserci senza restare.

Madre e zero illusioni.

Debora Alberti per @tantipensieri

Foto dell’autrice

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