Come tutti gli amanti dei libri ho il comodino pieno. E la libreria, e i tavolini… e il kindle; ho più libri di quanti possa permettermi di leggere.
Spesso, quasi sempre, ne leggo diversi contemporaneamente. Uno mentre sul divano sbircio qualche noioso programma, uno per la domenica pomeriggio se non ho altro da fare (la domenica pomeriggio li divoro, quel giallo che voglio vedere come va a finire, il saggio, la raccolta di aforismi), uno per conciliare il sonno, poche pagine prima che mi si chiudano gli occhi. Se viaggio in metro, in treno, poi…
Cerco sempre però di leggere argomenti diversi, mai due gialli insieme, altrimenti confondo gli eventi, i personaggi, le storie, e due saggi anche di argomento diverso, altrimenti mischio l’evoluzione dell’universo con la filosofia, che poi come si fa a scindere i due argomenti…
Questo per dire che leggo tanto e a volte non ricordo (quasi) nulla, se non l’essenza; mi piace leggere per leggere, per capire la costruzione delle frasi, della trama, carpire i trucchi del mestiere, per lasciarmi coinvolgere, farmi portare lontano.
E quindi l’assassino di un libro finisce regolarmente dal Messico alla Scandinavia, non capisco più perché indossi il sombrero mentre imperversa una nevicata pazzesca, oppure lo ritrovo su qualche esopianeta che sperimenta la relatività ristretta o sull’orlo dell’orizzonte degli eventi, pronto per sparire nel buco nero.
E dopo un po’ neanche ricordo più chi sia il protagonista, il fatto, il plot, il colpo di scena e il primo principio della termodinamica.
Che leggo a fare, a volte, mi domando. Leggo perché il mio cervello si nutre di storie, di sensazioni, anche non scritte ma solo immaginate; ho bisogno di leggere per sapere, per riconoscere, per andare avanti, carburante per l’anima, carburante per vivere.
Di alcuni libri che considero imprescindibili mi è rimasta sola la sensazione che sono magici. Che non avrei mai potuto fare a meno di averli letti, che mi hanno depositato dentro qualcosa, non saprei dire cosa, che mi hanno foderato, corazzato, protetto durante tutta la vita.
Eccone alcuni di cui non posso fare a meno, avendoli amati troppo non avrò mai il coraggio di rileggerli, per non sporcare il loro ricordo benefico.
– Siddhartha
– L’eletto
– Cent’anni di solitudine
– Cecità
– Il Conte di Montecristo
Chissà quanti altri, ora non mi vengono in mente, ma queste sono le fondamenta sulle quali ho costruito la mia cultura di lettore, assolutamente piena di lacune, a macchia di leopardo, con una predilezione per i noir, gialli e thriller.
In fondo questo discorso che ho fatto non è granché, serviva solo per dire che senza libri non riesco a stare.
E so che è un piacere che condivido con molti.
Mi piacerebbe sapere quali sono i vostri cinque libri preferiti, in modo tale, io aperto a tutte le letture, di colmare la mia sconfinata ignoranza.

Ah, dimenticavo…, buona lettura!

Sthepezz (@Conte27513375) per @tantipensieri

Immagine dal web

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