Inizio a correre, corro, corro forte sempre di più, dietro di me sento rumore di spari, sento urlare, sento piangere e allora continuo a correre senza meta.

Non basta.

Sento uno sparo vicinissimo, una frazione di secondo e mi ritrovo a terra, sento un dolore fortissimo alla gamba, mi accascio e nonostante tutto striscio verso un portone aperto, mi metto al riparo o almeno spero.

Piango.

Ho male alla gamba, un proiettile mi ha sfiorato, per fortuna vedo che non è nulla di grave, ma ho paura di non essere al sicuro, ho paura che qualcuno voglia uccidermi.

Resto immobile, non respiro, aspetto, aspetto che tutto passi.

La testa tra le mani, mi bruciano gli occhi, sto sudando e sento che…  perdo i sensi…

Sembrano passate molte ore quando mi risveglio lì dove mi ero nascosta e invece sono svenuta da poco più di cinque minuti, ora non sento più nulla, là fuori dal portone vedo altra gente che come me è immobile, ferma e spaventata.

Il resto è uno spettacolo raccapricciante. Sangue…

Ero li perché stavo manifestando pacificamente e invece, inspiegabilmente è arrivato l’esercito e ha iniziato a spararci addosso, ferendoci ed uccidendoci.

 

Nessun colpevole dissero tanti anni dopo.

 

La mia gamba sta bene ma quel ricordo non riesco a cancellarlo, non riesco a dimenticare quel soldato che corre e che mi punta il fucile addosso e colpisce me e colpisce altri, senza fermarsi continua a sparare.

Nessun colpevole.

Nessuno.

 

Fu una domenica di sangue, ma nessuno fu mai colpevole.

 

Oggi, quando voglio urlare ciò che non riuscì ad urlare il 30 gennaio 1972, metto una canzone degli U2 e canto con rabbia, canto con rabbia quel Sunday Bloody Sunday, canto con rabbia contro la guerra, qualsiasi essa sia.

 

 

In ricordo delle vittime di tutti gli atti terroristici del mondo.

In ricordo delle vittime di guerre inutili.

 

Arianna Capodiferro alias @arica72

 

Immagini dal web

 

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