Raggiungevo la fermata dell’autobus a piedi, uno davanti all’altro, percorrendo lo stradello di sassi stretto e che in primavera odorava di glicine.

La testa bassa e mentalmente ripetevo la lezione per l’interrogazione. Nei giorni senza pensieri invece la testa alta a guardare il cielo e respirare, la voglia di esser già a scuola per stare con le mie amiche e vedere quel ragazzino che mi faceva battere il cuore.

Osservavo e appuntavo.

Come se certi vizi non potessero smettere mai, guardo e amalgamo dentro me i vari ingredienti e vorrei di ogni persona che incontro farne una storia diversa, farle indossare abiti nuovi e portarla in luoghi mai visitati.

Poi mi sono ritrovata per caso a far parte di un blog, ne avevo sentito parlare, molti scrivono di sé con altri o da soli, scrivono per sé o di altri, scrivono, come se tenere tutto dentro facesse scoppiare chiunque e la moda dal diario segreto si sia evoluta trasferendosi sui tasti di un computer e alla mercè di chiunque.

Leggendo gli altri ho imparato a vedere me stessa.

Un blog e altri visi, lineamenti che di persona non ho mai sfiorato ma che anche attraverso degli scatti casalinghi ho potuto far entrare nella mia vita.

Perché siamo fatti perennemente di scatti, un tempo non ci si conosceva affatto e nello stesso momento ci si scopriva di più, oggi ci si vede spesso attraverso le fotocamere ma si fatica a restare nella vita degli altri, anche senza esserci entrati mai.

Leggo gli altri e sento i loro perché.

C’è chi usa l’ironia per colorare il foglio, chi racconta brevemente aneddoti di vita quotidiana con simpatia, chi cita canzoni senza tempo, chi usa il dialetto della propria terra per intonare sentimenti, chi sente un buco nero dentro e la tastiera un fidato amico, chi ha pensieri spettinati, chi battaglia senza mai tralasciare la vena di romanticismo, chi sogna storie che vorrebbe sulla propria pelle, chi scatta foto e poi le descrive con le parole e chi delle parole ne fa goduriose ricette.

Persone in un gruppo, bellezza di esseri che si mettono in gioco e si ritrovano.

Spesso abbiamo fantasticato su un incontro.

Spesso…e poi chi lo sa se un giorno succederà davvero.

Al centro Italia o in altro luogo, un abbraccio vero, quello che sa di pelle, quello che potrebbe portare a scrivere un pezzo a tante mani, con le varie visioni di prospettiva, perché di occhi ce ne sono tanti ma il panorama è uno.

Ed è proprio questo il bello: da tanti occhi il panorama può diventare infinito.

“Piccolo omaggio a noi. Gruppo di tantipensieri.”

Debora Alberti per @tantipensieri

Immagine dal web

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