Gli bastò il vedere le sue cosce longilinee e appena scoperte, senza calze, sotto la gonna leggera che le ondeggiava sulle ginocchia, per dare a quel giorno una spinta diversa. Il suo portamento lasciava scorgere una donna tranquilla, disinvolta, libera. I tacchi alti aiutavano lei a muoversi nella testa di lui, che non riusciva a staccare i suoi occhi da quella magnifica visione.

Erano diretti allo stesso posto. Lì, sotto la pensilina, ad attendere il bus che portava verso il centro. Il caldo iniziava a farsi strada in quell’inizio di giugno, l’estate si preannunciava come qualcosa che potesse insinuarsi in un loro possibile incontro, per colorarlo di passione e trasporto.
Bastò loro quello sguardo. Fin troppo scontato, per essere da soli ad aspettare quel bus, che pareva volesse non arrivare più, quasi di fatal proposito.
E in quello sguardo scattò in entrambi, contemporaneamente, un’immagine, un po’ sbiadita per essere datata ad anni prima. Erano loro. Sì, inesorabilmente. Loro. D’improvviso, i loro volti si vestirono di stupore, meravigliati di come la storia si stesse dando appuntamento, in quel preciso istante nelle loro vite. In attimi velocissimi, entrambi si ritrovarono in quello sguardo a fare i conti con quel ricordo. Che tornò, irruento, spietato, sfacciato.

A lui ritornò vivo, quel ricordo. Era stata una storia di gioventù, vissuta tra i banchi di scuola, lei fidanzata col suo migliore amico. Di quelle infatuazioni che poi finivano per dare apparenza a un presunto vero legame amoroso. Lui sentiva questo, soffrendone, la sentiva sua, non dell’amico. Era un tormento. Ma li vedeva insieme, forse felici. Se ne faceva un’illusoria ragione.

Anche a lei tornò tremendamente viva, quella memoria. Si rivedeva molto presa in quel vincolo adolescenziale, forse dettato dall’ambizione di sentirsi ed essere la predestinata per stare con il primo della classe, il belloccio multiambìto alle contese delle coetanee. Ma, in cuor suo sapendo che il proprio uomo non dovesse essere il belloccio, ma l’amico, il suo migliore amico. Era stata una consapevolezza che lei aveva sempre portato nel cuore. E si sentiva irriverente, maleducata nel proprio essere, per voler essere la donna di un uomo sbagliato. Era davvero innamorata di lui, non del belloccio. Con questi, in fondo gli piaceva stare per ostentare un cliché, l’ambizione di ogni ragazzina. E il belloccio davvero ci credeva. Beh, c’erano i momenti delle effusioni amorose a renderlo convinto di ciò. Evidentemente non bastavano, mancava loro l’oltre, l’indefinito, l’estatico, ciò che lei in fondo vedeva nell’altro…
Al termine di quell’anno scolastico, i tre non si sarebbero mai più visti. Ognuno per la sua strada. Liberi.

Il bus era arrivato. Nessuno dei due se ne era accorto. Erano rimasti assorti l’uno di fronte all’altra, in attimi di fulminea ma intensa lettura di quei ricordi, guardandosi in quegli occhi nuovi, lucidi.
Si avvicinarono di più, si lasciarono andare a un abbraccio, il vero abbraccio di due persone consapevoli di essere innamorate da una vita. Tutto questo se lo dissero mentre il loro bacio colorava quell’incontro fatale.

@_Belcor_ per @tantipensieri

immagine dal web

Condividi

Lascia un commento