“Tutta tuo padre!”

Da che ho memoria mi sento ripetere questa frase. Non capivo come mamma potesse dirmi una cosa del genere. Io bionda, occhi chiari, lentiggini sul naso e tu, invece, carnagione olivastra, capelli e occhi scuri. Poi, un po’ più grandicella, cercavo queste somiglianze nel tuo modo di fare, ma continuavo a non capire. Tu così severo, autoritario, con quegli occhi neri che non avevano bisogno di dirmi cosa fare o non fare, e io zitta zitta, timorosa, che sapevo già benissimo cosa chiedere e cosa no.

E intanto crescevo, stando sempre in silenzio. Mi tenevo tutto dentro, anche nel periodo adolescenziale, che come è noto, è difficile e complicato. Non avrei potuto permettermi nemmeno di pensare a queste naturali complicazioni dell’età. Si faceva come dicevi tu. Punto. E sempre quella frase: “Tutta tuo padre!” Continuavo a non capire. Ma non solo non capivo, andavo su tutte le furie quando mamma me la ripeteva, perché non volevo somigliarti! No!! Soprattutto durante quel brutto periodo di buio fra noi, qualche anno dopo, per quello sgarbo che mi avevi fatto e che io non avrei meritato. Con la rabbia che avevo dentro, non avrei voluto essere neanche una tua lontana parente. Ho realizzato solo molto tempo dopo che quando c’è un sentimento importante, la forte rabbia è solo un’autodifesa, una barriera, per trincerare il cuore e l’anima, per proteggerli e non farli ulteriormente soffrire. Ma il tempo passa e, come spesso accade, posso dire che è stato un’ottima cura, per me e per te. Tuttavia, pur essendomi resa conto che avevo i tuoi tratti somatici, continuavo a non comprendere come io potessi somigliarti interiormente. Ma solo perché non avevo ancora compreso me stessa. Per niente. Pensavo di essere come tu e mamma mi avevate detto che bisognava essere, e invece no, o quantomeno, non soltanto.
Non capivo perché tu, che in compagnia sapevi essere amabile con tutti, in realtà poi avevi in fissa solo due o tre persone. Ora so il perché. Non mi scopro con tutti, rido scherzo, sono solare si, ma pochissime persone sanno come sono veramente io. Si chiama fiducia. Non eri particolarmente legato ad alcuni tuoi zii, ma un giorno eri partito, da solo, col tuo cappotto buono che ti faceva assomigliare ad un attore, per il funerale di tuo zio Mario in Toscana. Era riconoscenza. Quando prendevi un nuovo lavoro, ci pensavi due volte, valutavi, ti agitavi, dovevi essere sicuro di quello che facevi. «La parola è più di una firma» dicevi. Si tratta di serietà e onestà. Ti capitava di ascoltare chiacchiere o pettegolezzi e tu chiudevi il discorso così «Io non c’ero e se c’ero dormivo, quando mi svegliai il marito mio non lo trovai» È farsi gli affari propri e non meravigliarsi di nulla. E quella tua capacità di capire le persone con poche parole e pochi sguardi? Si chiama istinto. Queste caratteristiche e molte altre mi rendono la tua fotocopia.
Negli ultimi periodi della tua vita, con i tanti acciacchi e le poche forze, spesso ti trovavo seduto in soggiorno intento a scrivere su un quaderno blu. «Che scrivi papà?» ti chiedevo, «Scrivo le rime».

La luna si lamenta e grida forte
dice che le sue stelle non son tutte,
le manca quella della mezzanotte

Le tue rime altro non erano che versi a braccio, che ti uscivano di bocca senza sforzo alcuno, su qualunque argomento potesse capitare, una tua dote naturale. Io non so fare rime, ma mi piace scrivere e lo sto facendo da qualche mese su un blog, Tantipensieri. E stavolta ho scelto di parlare di te. Di noi.
Tante altre cose ho scoperto col tempo e quando ora mi sento dire non solo da mamma, ma da molte altre persone che ti conoscevano, quella frase, Tutta tuo padre!”, ne sono felice. Ho compreso i motivi di molti tuoi comportamenti: la diversa generazione, l’orgoglio, l’eccessivo senso di protezione nei miei confronti, l’assenza di insegnamenti su come si mostra affetto a chi ami, perché a te nessuno lo aveva mai mostrato.
Ora vengo qui a farti visita, stai in questa nuova casa da qualche anno. Ti guardo ritratto nella bella foto in ceramica, attaccata al muro. La tua espressione un po’ sorniona, con quello sguardo, che dice niente e tutto, dietro gli occhiali. Sai, qualche giorno fa li ho trovati nel tuo comodino, mamma li tiene lì. Li ho indossati e poi ho alzato gli occhi per guardarmi allo specchio. E ho visto i tuoi occhi neri che mi sorridevano.

@borghettana per @tantipensieri

Immagine dal web

Condividi

Lascia un commento