Quante volte ho sentito quel racconto.
Quante volte ho immaginato, disegnato nella mia testa quel giorno, anche aiutata dagli attimi incastonati nelle fotografie, ma poi mi lasciavo trascinare dall’unico pensiero…”questa è una favola!”
Mamma e papà.
Era giovedì 20 settembre 1973.
Erano le 16.30 e le campane suonavano a festa. La loro.
Un film a rallentatore che non ho potuto vivere, ma che ho assorbito nel tempo prendendo parte anni dopo, al seguito.
Il velo bianco di mamma, fermato in testa, tra i lunghi capelli castani, da una corona di rose di stoffa.
L’abito scuro di papà, come i suoi capelli, a risaltare gli occhi azzurri come quel mare, poco lontano.
Il cielo privo di nubi, una tavola blu a far da cornice.
Mamma, sotto braccio a suo padre, uomo fiero e orgoglioso, emozionato nelle sue spalle da instancabile lavoratore.
Papà, in attesa sul ciglio della porta, al fianco di zia ingessata in un tailleur pantalone con un fiore rosso all’occhiello della giacca.
Mi scorrono così veloci le foto nella mente.
Immagino l’emozione e il vortice del “Cosa sta succedendo? Cosa sto facendo?”, susseguirsi nelle loro teste.
Loro che si erano incontrati forse quattro volte in tre mesi, distanti più di mille chilometri l’uno dall’altra, stavano coronando non un sogno, ma un progetto di vita. E il profilo commosso di mamma appena fuori di Chiesa ne è la prova.
Mamma e papà oggi.
45 anni dopo.
Più belli di allora perché più ricchi di esperienze e tempo.
Più ricchi di un cuore unico che hanno costruito negli anni. Per me loro sono la prova che gli amori non sono fatti di fascino e copertine, ma di rispetto e reciprocità, pazienza, costanza, sostegno, umore, confronti e anche silenzi.
Ho immaginato siano cresciuti insieme, assieme; lei da un paesino calabrese piccolo e ricco di contorni di amicizia e genuinità, lui nato lontano dal centro di un borgo medievale lombardo, tra la vita di campagna e tanto lavoro, senza orari e feste.
Mamma e papà, lungo un cammino fatto di buche e crepe, ma con tante soddisfazioni e bellezza.
Mi hanno fatto trovare sempre la voglia di un sorriso anche quando non c’era alcun motivo per farlo, loro sempre pronti all’ottimismo, all’arte del “anche stavolta stringendo i denti ce la faremo!”
Oggi 45 anni insieme.
Da quel “sì” timido, da quella battuta sulla formica spettatrice del loro matrimonio, da quel ballo finto ma perfetto negli scatti.

45 anni, figli e nipoti ma soprattutto…Voi!
In salute e in malattia, per amarvi e onorarvi per tutto il resto della vostra vita!
Grazie mamma e papà per essere genuini, schietti e veri! Per non esservi mai nascosti, per le vostre carezze anche davanti a noi figli, anche per quegli screzi finiti poi in sorrisi, nessun muso lungo per più di mezz’ora.
Grazie per i vostri 45 anni di unione!

Dicono siano le nozze di rubino.
E dicono sia rosso anche l’amore e voi mi avete insegnato che non serve dire “ti amo” per essere pronti ad una vita assieme!
Mi avete insegnato a vivere donandomi la vita!
Grazie per avermi donato due fratelli bellissimi prima di me!
Grazie infinite per tutto!

Debora Alberti per @tantipensieri
Immagine dal web

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