Un’estate al mare
Voglia di remare
Fare il bagno al largo
Per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni
Un’estate al mare
Stile balneare
Con il salvagente
Per paura di affogare

Non passa estate senza che io canticchi questo ritornello, lo senta in radio o come sottofondo nei centri commerciali. Un’estate al mare, un vecchio brano del 1982, scritto da Franco Battiato e interpretato da Giuni Russo. Un brano leggero, allegro, che non rende abbastanza giustizia alla straordinaria capacità vocale e interpretativa di Giuni, ma che le è rimasto incollato addosso.
Giuni Russo è il nome d’arte di Giuseppa Romeo, cantautrice, nata a Palermo nel 1951 e venuta prematuramente a mancare nel 2004 per un cancro. Una delle più belle voci del panorama musicale italiano, potente e raffinata nello stesso tempo, capace di un’estensione vocale incredibile. Lo stesso Battiato, suo amico, col quale collabora per molti anni, dichiara che non esistono su un pianoforte tutte le note che Giuni è capace di emettere.
Fin da piccola ha ben chiaro in mente il suo futuro: studiare musica e diventare una grande cantante. Penultima di dieci figli di un pescatore, ma vissuta in mezzo alla musica, padre baritono e madre soprano naturale, fa di tutto per raggiungere questo scopo, anche lavorare in giovanissima età per pagarsi gli studi e non far gravare sul bilancio familiare la spesa delle sue lezioni di canto. I suoi miti sono Maria Callas e Aretha Franklin. Dopo aver vinto il festival di Castrocaro nel 1967, Giuni partecipa a Sanremo nel 1968 come Giusy Romeo col brano No amore, bocciato però dalla giuria popolare. Comincia quindi il suo percorso artistico e canta di tutto, dalla lirica al pop, dal jazz alla canzone napoletana, ma la sua gavetta è molto lunga e complessa, durata almeno dieci anni.  Il suo vero esordio è segnato dall’album Energie, del 1982, in collaborazione con Franco Battiato. È lui l’autore della famosissima e gettonatissima Un’estate al mare.
Ma lei non si accontenta di cantare canzoncine orecchiabili. Giuni vuole sperimentare, puntando sempre sulla qualità della sua musica piuttosto che sui guadagni. In un’intervista a «La Stampa» rilascia una dichiarazione molto eloquente: «La discografia preferisce sempre le canzonette. Dio mi ha dato un talento, più volte ho cercato di dire non canto più, invece è come portare avanti un dono di Dio». Questo suo intento le costa caro quando decide di recedere da un contratto con un’importante casa discografica. Le fanno terra bruciata intorno e rimane per questo motivo qualche anno nell’ombra. Ma non si arrende, non si fa scoraggiare e va avanti cercando sempre collaborazioni artistiche che la possano arricchire. Infatti la discografia di Giuni è veramente infinita però, non essendo io un’esperta nel campo e non volendomi spacciare per tale, non mi dilungherò ad elencare tutti i suoi lavori.  Tuttavia mi sento di consigliare l’ascolto di La sua figura, un brano bellissimo, con un qualcosa di mistico, dalle parole di Giovanni Della Croce, poeta spagnolo vissuto nel XVI secolo.
La musica è per lei anche strumento di una ricerca interiore e di un percorso spirituale, ma la gioia di cantare non la abbandona neanche con il manifestarsi della malattia. A dimostrazione di ciò, partecipa a Sanremo nel 2003 con Morirò d’amore, la testa rasata a causa delle chemioterapie, la cute decorata con piccoli disegni fatti con l’henne. Ho visto su YouTube molti video che la riguardano, dove canta o dove viene intervistata, e mi è arrivato totalmente il suo messaggio: vivere per la musica. Un video in particolare mi ha molto emozionata. Dopo qualche secondo introduttivo, Giuni interpreta una breve poesia di Totò A chiù bella. Il viso è segnato dalla malattia, eppure lei canta con leggerezza e con dolcezza questa dedica d’amore, sorridente, con la sua voce che è un soffio delicato e potente insieme.
È vero che una vita è una vita, il cui valore è lo stesso per i propri cari indipendentemente dal lavoro svolto, però…che peccato…

@borghettana per @tantipensieri
immagini dal web

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