Ore 10.30
«Ciao amore. Sono finalmente riuscito a caricare quel pezzo di mobile che mancava alla nostra cliente ed ora vado a consegnarlo. Purtroppo devo fare un po’ di strada per arrivarci quindi non aspettarmi per pranzo. Oggi pomeriggio prepariamo le tue cose e quelle di Licia e partiamo per il mare»
«Ok amore non preoccuparti: è lavoro, fai con calma. Ci vediamo più tardi. Io Porto Licia in oratorio.
Ti aspettiamo. Ciao, ti amo»
«Idem»
Click
Purtroppo oggi sembra che ci sia in cielo un rubinetto aperto per quanto piove e quindi niente giochi al parco. Licia e io andiamo in oratorio. Lei gioca con altri bimbi a nascondino, ma il mio sguardo la segue sempre. Ogni tanto si gira, mi manda un bacio o corre in braccio perché ne vuole uno.
Ad un certo punto un’altra mamma inizia ad urlare:
«Il ponte, il ponte è crollato il ponte»
Le chiedo di quale ponte stia parlando. Le chiedo dove, quando, cosa sappia.
Concitata, in lacrime racconta nella disperazione tutto quello che sa.
È crollato il ponte Morandi.
Mi si gela il sangue.
Resto calma.
Chiamo Marco.
Non risponde.
Riprovo.
Riprovo ancora
Riprovo un’altra volta.
14 agosto 2018 ore 12.
Prendo Licia in braccio e le dico che dobbiamo andare a casa. Lei piange, ma le spiego che è necessario e che la porto dalla nonna.
Mi guarda seria e chiede: «Mamma stai bene?»
Passano le ore, molte ore, interminabili ore.
Suonano alla porta. So già cosa mi diranno, so già che lui era su quel ponte e sento che io e Licia siamo rimaste sole.
Marco. Il Mio Marco.
Il mio amore.
Il mio uomo.
Il padre di Licia.
Non c’è più.
Mi siedo e piango per non so quanto tempo finché suonano di nuovo alla porta, arrivano in lacrime mia sorella e mia madre.
Licia è con il nonno.
14 agosto ore 23.
In balia degli eventi e senza riuscire a parlare entro. Vedo altra gente, altre bare, altri occhi che piangono, un leggero vociare, singhiozzi, qualcuno di importante sta arrivando, è lo Stato.
Il giorno dopo mi racconteranno che mi hanno abbracciato in tanti, che persone sconosciute mi confortavano con parole di affetto, qualcuno aggiungeva anche: «I colpevoli pagheranno»
Il giorno dopo la mia bambina e io eravamo sole. Tento di dirle che il suo papà non c’è più.
Tento di trovare le parole per ciò che non so ammettere a me stessa. Tento e ritento di spiegare ad una bambina di soli 6 anni qualcosa che io, adulta di 38, non capirò mai.
Ci addormentiamo abbracciate.
Piangendo.
19 agosto ore 24.
In memoria delle vittime di Genova.

Milena per @tantipensieri
Immagine dal web

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