Descrivo di getto. Un pugno stretto dentro una penna grigia lucida e la mia agenda rossa che mi aiuta ad annotare e spesso liberare.

Assaporo le persone e ne calzo mentalmente una caricatura, insabbio il reale elevandolo e sorrido.

Penso a come potrei vedere tutto da dietro un vetro o oltre un sipario che impolverato si alza e inizia così il mio spettacolo:

lui e sulla fronte le rughe degli anni che trascorrono lenti ma veloci, la pelle che scava e fa salire il bisogno di restare ancorato alla certezza di essere un uomo affascinante.

Una sua certezza personale, perché a volte l’autostima è un bastone da passeggio che si incastra nelle buche della troppa vanità.

Una penna a scatto poggiata distrattamente sulla scrivania, come a riposare dopo una giornata di appunti e attimi annotati.

Fogli sparsi e qualche piega incastrata nelle risme di conti e documenti importanti.

Camicia sbottonata che già anticipa la sera stanca che si fa largo nel tramonto opaco.

Lui e i pensieri.

Come olio che scivola sulle gambe di quella donna immaginata.

Petto sul quale ancora sente le dita affusolate di quell’altra incantevole fanciulla dalle labbra rosa.

Il tremore sotto la vita mentre alla fermata dell’autobus aspettava di tornare a casa quel giorno in cui la macchina l’aveva lasciato a piedi.

Lui e le donne.

Lui e la passione sfrenata del suo essere innamorato dell’universo femminile, fino a fargli dimenticare la sua famiglia.

Lui dannato nei vizi dietro la porta del suo ufficio.

Romantico con gambi di rose rosse tra le dita che scaldano atmosfere di cui ne farà solo sogni.

Anche se gli anni passano il suo protagonismo resta una mania che lo porta a coprirsi di egoismo.

Sulla scrivania appunti e polvere, in quel rifugio in cui moine e complimenti hanno fatto sciogliere gambe e sudare mani perché ci sono anime che forse vorrebbero risplendere e lui, sfoderando charme, ha dato loro spesso il contentino.

Terribile personaggio.

Nauseante protagonista di siparietti sessuali oltre la targhetta che dà lode alla sua professione.

Lui e il sudore appiccicoso di chi non crede di dover chiedere mai e invece farebbe bene a specchiarsi prima di uscire di casa a pavoneggiarsi con donne che forse non vedrà mai più.

Lui e il suo restare al centro. Spostarsi dove tira il vento, per non crollare mai.

Fino a che il sipario non cala sotto le mie dita scrivane e la mia agenda non viene chiusa colma dei miei copioni da regista.

Debora Alberti per @tantipensieri
Immagine dal web

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