Una domenica di metà settembre, incominciata con l’attesa per il pomeriggio, per vivere una grande festa con tutta la famiglia riunita, scandita da un pranzo leggero in vista del banchetto ricco di prelibatezze e un po’ la voglia di altri abbracci che purtroppo non ci saranno più. Giorni frenetici, di preparativi e pensieri nostalgici da tenere segreti dentro al petto.
Un regalo dai nonni al mio bimbo, un berretto a righe blu e grigie, ancora troppo grande per la sua testolina.
Lo infilo senza calarlo sulle sue piccole orecchie che in questo modo appaiono più appuntite del solito e poi…
Un flash!!
Un attimo, è bastato quel gesto. Aver calzato un banale copricapo in testa al mio piccolo ha riportato a galla un qualcosa che non potevo ricordare così semplicemente.
Mio nonno. Lui che il berretto di lana lo portava sempre, con la punta dritta in testa, non a coprire le orecchie come dovrebbe essere, ma a mo’ di torre.
È bastato un frangente di vita, di un gesto con un sacco di risate, a riportami nonno Giacomo.
L’ho visto lì, negli occhi di mio figlio.
Un uomo che ho conosciuto poco.
Poche foto perché odiava farsi immortalare. Le uniche di lui, in bianco e nero, scatti di vita da cascina, anni ’80 e i mestieri dei tempi andati.
Gli occhi di un padre verso suo figlio.
Lo sguardo attento di nonno con papà.
Chissà quante cose tra di loro mai dette e omesse nelle ore di lavoro duro.
Quegli uomini di un tempo, dediti alla terra e ai silenzi.
Ricordo di lui il vino versato nella minestra appena tolta dal fuoco e il suo posto a sedere all’angolo destro del tavolo, vicino a papà, lo stesso che poi occupai io.
Nonno che non volle più tornare nella sua casa senza nonna, dove i muri raccontavano troppo e lui odiava i ricordi, quelli che restano dentro e sono molto peggio delle fotografie.
Un uomo silenzioso, un uomo attento e ricco di saggezza, questo penso di lui.
Questo porto nel cuore.
Così, forse ingenuamente o perché adoro l’intensità degli attimi, qualche giorno dopo, ho preso il berretto di lana di mio padre dall’appendiabiti e l’ho calato in testa al mio piccolo ometto.
Uno scatto che vale una speranza: lui si ricordi dei suoi nonni come io porto dentro quello dei miei, sebbene abbia poco di loro, andati via troppo presto.

Debora Alberti per @tantipensieri
Immagine dal web

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