“Ma come fate?” “Ci vuole coraggio. Io non ce la farei” “Da quanto non vi vedete? Quando lo rivedrai?”
Chi vive una storia a distanza si trova spesso a rispondere a queste domande. Domande a cui si cerca di rispondere con ironia, per celare le mancanze, la nostalgia, la tristezza, la sofferenza.
Ma la frase che più di tutti odio è “Va beh, ormai ci sarete abituati”.
Come se fosse possibile abituarsi a doversi salutare di continuo, a volte senza sapere per quanto tempo si rimarrà lontani.
Come se fosse possibile abituarsi a vivere una storia solo tramite un telefono.
Come se fosse possibile abituarsi ai continui cambi di programma, che illudono e poi allontanano, che mandano a monte progetti già fatti, ferie già organizzate.
L’unica cosa che aiuta in questi casi è l’amore, che infonde pazienza, che dà la forza e il coraggio di aspettare con ansia il giorno in cui ci si rivedrà. L’amore, quello vero, quello che anche da lontano si sente, si percepisce, si sa che c’è.
La distanza impone dei limiti, non permette di fare quello che si vorrebbe.
La distanza non rende completamente liberi di fare progetti, di vivere una storia nel suo quotidiano, nella sua naturalezza.
Ci si consola pensando che prima o poi tutto questo finirà, che si smetterà di dirsi arrivederci, che un giorno i sacrifici verranno ripagati.
E mentre si spera che sia più un “prima” che un “poi”, si cerca di approfittare dei pochi giorni in cui si sta insieme, per poter far il pieno di momenti felici a cui ripensare quando la malinconia prende il sopravvento.

Arycaffa per @tantipensieri
Foto dell’autrice

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