Eccomi a Bagnoli (Napoli), davanti alle scale di casa della mia nonna.
Lei non c’è più, ma ha lasciato queste scale, questa casa e quest’odore di meridionale abbraccio che trasuda dai muri. Immagino sia in cucina ad aspettarmi.
Già sento il profumo del sugo che sta preparando, acceso da ore come da tradizione. Quell’inconfondibile forte sapore che accende l’appetito a qualsiasi ora del giorno. Perché Napoli è così, ridona l’appetito perduto.
Vado avanti risalendo le scale e ad ogni passo torno indietro di un anno, ringiovanisco e, arrivato all’ultimo scalino, riscopro lo scugnizzo che c’è in me.
Mentre apro la porta con le mie chiavi busso lo stesso e con il cuore in mano dico: «Nonna, sono io»
Sento la sua voce che mi risponde e la sentirò sempre.
Entro ed è come se tutta la città fosse in quelle stanze. Il mare, via Caracciolo, Castel dell’Ovo, Posillipo, il panorama da Castel Sant’Elmo. E poi il quadro del Vesuvio come firma di autenticità partenopea.
Ora sì, mi sento davvero a casa, dalla mia nonna a Napoli.
Qui entro subito in contatto con lo spirito che il mondo tenta di farmi perdere. Quella leggerezza nonostante tutto, quel dimenticare le ansie, quel vivere ballato, quel cantare scurdammoce ‘o passato. Napoli non mi fa smettere di sorridere.
È vero, Pino Daniele dice anche che questa città «è una carta sporca e nisciuno se ne importa», ma è sempre così: dove convivono ombre risaltano ancor di più i mille culure.
Perché Napoli la puoi solo amare, perché Napule è oddore ‘e mare.
Per me questa città è come una donna innamorata: anche quando si sveglia incazzata, ti dona sempre il suo sole.
Ora salgo in terrazza, Nisida e il suo mare in lontananza. Da qui come fosse musica ascolto a voce de’ criature che saglie chiane chiane, e tu sai ca nun si sule.
Sì, a Napoli non mi sento più solo e mai solo.
Perché Napoli è la città del mio cuore e se potessi dare un nome a questa città sarebbe il suo, quello della mia nonna.

E tu quale nome daresti alla città che ami?

@Hidden_80 per @tantipensieri
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