Accendo lumini lungo il perimetro della stanza, una luce soffusa si diffonde e si alza. Fuori è già buio, fa freddo e ho voglia di sapere. Mescolo le carte, taglio il mazzo, le spargo capovolte sul tavolo. Arcani maggiori, arcani minori, coppe, bastoni, spade e denari. Simboli, parole, colori, aspetti, elementi. I miei pensieri pongono delle domande, le mie mani cercano risposte.
Nell’impalpabile, costante necessità di venire a conoscenza dell’ignoto, l’alone astratto del mio stato d’animo di oggi è punteggiato di dubbi. Consapevoli o inconsci, razionali o illogici, importanti o insensati. Così, con l’ottimistico auspicio di risolverli, mi addentro in un mondo fatalistico, spirituale, un po’ esoterico. In questi momenti di sconfortata debolezza, paure senza nome mi rubano le giornate di sole e sembra che l’unico spiraglio sia affidarsi. Sere come questa, durante le quali mi concedo pause dalla vita per interrogare il mistero, a volte disincantata, a volte perfino scettica, ma comunque determinata a trovare “altro”.
La prima carta rappresenta i miei sogni. Stelle dalle quali germogliano fiori di luce. La seconda è per ricordare i motivi di gioia, quelli nascosti agli angoli del mio sorriso, quelli profondi che mi rendono me. La terza è per il raggiungimento della magia, l’apoteosi interiore che fa stare bene con sé stessi e con gli altri, il massimo raggiungibile.
Giro altre carte, guardo le immagini, osservo i dettagli, le sistemo in fila e cerco di trovare dei nessi col reale, di legare i loro significati ai miei pensieri. Un po’ mi perdo e un po’ mi ritrovo. Interpreto l’adesso è, chiedo l’allora sarà.
Mi convinco che forse è quello che vorremmo tutti, avere un’idea di cosa succederà, una specie di trailer degli eventi principali di ogni domani, qualcosa di superiore che possa spiegare perché, che distragga, che squarci il velo dell’ambiguità, che sollevi dalla pesantezza del presente permettendo di dare una sbirciatina al futuro. E facciamo spazio e talismani oscillanti tra dimensioni, pietre dure, mandala colorati, tarocchi indagatori, sfere di cristallo, gingilli significativi, essenziali portafortuna e qualsiasi altro oggetto ci prometta ciò che vorremmo sentirci dire. Si rivela un gioco tanto meraviglioso quanto pericoloso, che ipnotizza, crea dipendenza e potrebbe portare a sorprendenti verità come a infondate vuotezze. È una scommessa con la quale si viene a patti volentieri nella speranza di ricevere qualche sicurezza in cambio. Barattiamo la credulità con l’illusione di felicità.
Uno spiffero entra dalla finestra e spegne una candela. Quando mi alzo per controllare che sia chiusa vedo che hanno acceso le luci del Natale, le strade si vestono a festa e non resta che iniziare ad arrotolare i propri desideri e addobbare l’albero. Tutto va esattamente com’è scritto che vada, ma non devo scoprirlo ora. Ancora una volta scelgo di rimettere le carte nel cassetto e l’unica certezza di cui ho bisogno si disegna sulle labbra: il mio destino sono io.

@babyLux_93 per @tantipensieri
Foto dell’autrice

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