– Buonasera Signora cara, io sarò il suo anestesista.

– Ah! Lei è il dottore che mi farà viaggiare.

Ha la faccia simpatica e rassicurante, sulla sessantina, e a questa mia battuta scoppia in una sonora risata.

– Signora, sono un anestesista non uno spacciatore!

Rido anch’io.

Qualche domanda di routine e se ne va dicendomi: – A tra poco. –

Devo essere operata in urgenza. Appendicite.

L’ultima volta che mi è stata somministrata un’anestesia risale a circa vent’anni fa, quando nacque mia figlia. Vent’anni in meno non sono pochi. E l’evento era bellissimo, non ebbi motivo di pensare ad altro allora.

Ma ora penso. Cadrò in un tranquillo e sereno sonno indotto. E se non mi svegliassi? Se insorgessero complicazioni e non mi svegliassi più? Le cose non succedono sempre agli altri. Il TG ogni tanto dà di queste notizie. Per una stupida ma dispettosa appendicite potrei lasciarci le penne. Le mie principesse hanno ancora bisogno di me. Ho paura. Ma non ho scelta. Stringo la mano di mio marito, ma non dico nulla, non voglio trasmettergli ansia. Raggiungo telefonicamente le mie figlie, dico loro che le amo tanto e di stare tranquille, appena sarò sveglia le chiamerò di nuovo.

Ecco l’ausiliaria che viene a prendermi con un lettino. Metto il camice, la cuffia per i capelli, strane babbucce ai piedi.  Guardo mio marito.

– Sono sexy? –

– Una gran figa! – Mi sorride, ma ha gli occhi preoccupati.

Sono sul lettino, che l’ausiliaria spinge lungo i corridoi. Poi ascensore, un altro piccolo tratto ed ecco le stanze adiacenti la sala operatoria. Si apre l’ultima porta scorrevole. Sono dentro. Cambio lettino, stavolta quello definitivo. Arriva anche lo spacciatore.

– Allora signora? tutto a posto? Facciamo questo viaggio? Dove vorrebbe andare?

– In Messico, in cerca di un bel messicano col sombrero. Piuttosto dottore, ma dove sta la stanza che si vede nei film, dove il chirurgo si lava le mani nel lavabo in acciaio e l’assistente, prontamente asciuga e infila i guanti sterili? Non ce l’avete qui?

– C’è, c’è. – Comprende il mio tentativo di farmi forza e sorride.

Le braccia sono sugli appositi sostegni. Mi sistemano l’ago cannula. Tutto pronto. Lo spacciatore traffica intorno al mio braccio. Sento una strana sensazione nelle orecchie. Mi sta mandando l’anestesia.

– Dottore vado eh. Ciao, a dopo. – (Speriamo)

– Signora… Allora? Come si sente? – L’ausiliaria mi sta chiamando. Mi sta riportando in camera.

Sono assolutamente vigile, come se avessi schiacciato un breve pisolino.

– Bene, grazie. Per favore, quando torna giù, può dire all’anestesista che è un imbroglione? Mi aveva promesso un viaggio in Messico. –

Ci facciamo una risata, liberatoria per me. Scorgo un display a parete che indica l’orario. Sono le tre di notte. Caspita! Sono scesa giù alle 23:00. Deve essere stata laboriosa la cosa. Osservo l’avvicendarsi dei riquadri in cartongesso del soffitto. Due lacrime irriverenti mi spuntano dagli angoli esterni degli occhi e scivolano sulle tempie.  

Sono viva.

borghettana per @tantipensieri
Immagine dal web

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