Chiudo gli occhi mentre sorseggio del liquore.
Mi piace il suo sapore, fresco all’inizio ma che poi incendia la gola per scaldare il petto.
Mi ricorda l’inverno, il freddo fuori e il caldo del focolare, della protezione, del richiamo, dell’unione.
Degli abbracci.
Guardo più in là mentre la notte già si sazia, con questo cambio dell’ora tutto sembra più ovattato, le finestre delle case degli altri chiuse per metà, qualcuno lascia aperto gli scuri fino a tardi come se non volesse abbandonare il fuori, come se controllare oltre i vetri fosse un continuo riparo.
Anni fa acquistai un libro di Chiara Gamberale, colpita dal titolo che era per l’appunto “Le luci accese nelle case degli altri”, perché oltre le finestre ci sono vite, segreti, urla, sospiri, baci, legami, litigi, silenzi. Oltre i muri qualcosa che dai vetri noi possiamo solo immaginare!
Fin da piccola passando in macchina e guardando le luci accese mi facevo dei film pazzeschi su ciò che oltre quelle pareti, poteva accadere realmente, cosa stava bollendo sul fornello, cosa passava in televisione, se i bambini avevano già finito i compiti.
Sarà che mi affascina la vita. La testa delle persone. Tutti quei piccoli mondi che ci corrono al fianco e di cui spesso nemmeno ci accorgiamo.
Oggi è un giorno speciale. Sì, è di tutti i Santi, una giornata di ricordo, di unione, di riflessioni, di passati che si ripescano e di sorrisi rivolti al cielo. Un po’ come quelle finestre aperte sul buio della strada, come se ci fosse sempre un legame con il fuori, con il cuore di chi non abbiamo più al nostro fianco.
È il non avere paura del buio.
Riapro gli occhi, il liquore ha finito il suo effetto, guardo il piccolo bicchiere dalla forma strana che mi sta tra indice e pollice, ha ancora il profumo di anice, di tempo cristallizzato, di virtù.
Le labbra umide trattengono le mie parole, scosto la tenda chiara, poggiata al vetro che scherma il buio dell’esterno, appoggio il naso e mi sento bambina, le sere e le mattine presto nel calare e nel nascere del giorno, nella perfezione della lentezza di quei momenti, ora tutto corre veloce, perché ci manca il coraggio di fermarci?
Forse perché abbiamo paura di ricordare?
O di ripartire?

Debora Alberti per @tantipensieri
Immagine dal web

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