Prendo il quaderno e la mia penna preferita. Poso la penna e chiudo il quaderno appena aperto. Spalanco la finestra, cerco le stelle e ne osservo qualcuna. Chiudo la finestra perché voglio la luna. Accendo musica jazz e una sigaretta, fumo jazz e ascolto la sigaretta. Mi dice che mi toglierà il fiato, mentre sporco il foglio di cenere e pianto. Prendo dalla credenza un bicchiere dal fondo pesante, e verso del whisky come anestetizzante. Aspiro in fretta. Alzo la testa e soffio in alto il fumo, annebbio la razionalità, schiarisco la sensibilità. Avvicino la penna al foglio, mi ripete che ha cose da dire, le rispondo di non mentire. Appoggio la penna offesa, indispettita ma non troppo, teme d’esser sostituita da una semplice matita. No, non ci riesco, mi alzo di scatto ed esco. C’è freddo e rientro. Mi avvicino alla libreria, prendo il Canzoniere ricco di poesia, apro a caso e in una prosa cerco una risposta. Ripongo il libro, torno al mio tavolo e borbotto, strappo e getto un foglio non ancora scritto e me ne fotto. Ma ecco accendersi un’idea come un’improvvisa luce, ne voglio fare incetta, ascoltando ogni parola che mi detta. Poi guardo la finestra, quel brillare è la luna e la sua luce, è la magia delle parole che produce. La mia mano finalmente impugna la felice penna, ora così vera che bugie più non inventa. È l’amore che la mano muove, è l’amore che l’inchiostro imprime, comincerò a scrivere. E invece no, perché ciò che sento è come il segreto di un’amante, lo scrigno di un diamante. Allora disegno alberi, cuori e casette, scrivo nomi e sottolineo lettere. Poi traccio una linea nautica di un’immaginaria rotta, e abbandono la nave in mare aperto, senza bussola ed esposta al vento. In mezzo al mare e in balia della tempesta, forse qualcosa succederà, forse la penna scriverà. Ma i pensieri non escono, restano incastrati tra l’inchiostro e la sfera, mentre scarabocchiano parole sul vetro della finestra. Si colorano di lettere anche i muri, dove però le lettere cadono, scivolano, si ammucchiano in un angolo del pavimento, come un fuoco si accendono e riscaldano. Alcune restano dentro, legano e annodano, soffocano e strozzano. Perché le mie parole sono ciò che dicono e anche il loro contrario; da schematiche a sommarie, da entusiastiche ad apatiche, da sconnesse a sinergiche.
Allora poso la penna ma senza smettere di scrivere, e mi muovo stando fermo per ore, in un silenzio fatto di parole. Perché anche quando non dico niente sono vivo, perché anche quando non riesco a scrivere… scrivo!

Hidden_80 per @tantipensieri
Immagine dal web

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