Salve, mi chiamo Smallvin. Sono appena scappato dalla tasca del Grinch, sempre rinchiuso come un eremita in quella squallida caverna. Voi non mi avete mai visto, nemmeno nei film, ma io esisto. Come il mio padrone sono scorbutico e vendicativo, di colore verde, obbligato ad odiare il Natale.
Ma quest’anno mi sono stufato: invece di rubare i regali sotto l’Albero, voglio andare a vedere con i miei occhi dove vengono confezionati, voglio andare a visitare ‘La fabbrica del Natale’, che per sentito dire, da qualche secolo si è trasferita sulla luna.
Vado così a prendere il mio mezzo di trasporto, la mia supersonica libellula.
“Ciao Scheggia, sei pronta?”
Come sempre lei mi risponde sbattendo le ali.
“Dobbiamo fare presto, stiamo scappando dalle sgrinfie del Grinch, direzione luna”.
Salto sul dorso di Scheggia, e in un minuto arrivo a destinazione.
Parcheggio la mia libellula e vado a cercare Babbo Natale.
Mentre cammino sulla superfice lunare, all’improvviso si apre una botola nascosta al centro di un cratere. Riconosco dapprima il cappello rosso e poi tutta quella sua barba bianca. Sì è lui: Babbo Natale.
Mi guarda subito negli occhi e mi dice:
“Oh oh oh ohhh, benvenuto Smallvin!”
“Come fai a sapere il mio nome?”
“Io so tutto, leggo le intenzioni del cuore. Anche se tu pensi di essere come il tuo padrone che ha un cuore due volte troppo piccolo, io so del tuo desiderio, e conosco ciò che ti batte nel petto. Di un bambino, di una persona, non solo conosco il regalo che vuole, ma soprattutto il sogno che insegue.
Tu sei scappato via dal Grinch perché vuoi vedere dove si fabbricano i regali, ma vuoi prima di ogni altra cosa capire che cosa sia la magia legata al Natale, cosa sia questa polvere di stelle che fa accendere gli occhi di chi ci crede”
“Sì, hai ragione Babbo Natale!”
“Allora, mio caro Smallvin, vieni con me”
Lo seguo pieno di curiosità mentre cammina e si avvicina ad un altro cratere lunare, e mi dice:
“La vedi quella botola al centro?”
“Sì, adesso la vedo”
“Certo, dalla terra risulta invisibile, appare solo a chi decide di vederla. Ti sei mai chiesto perché in qualsiasi giorno dell’anno tutti alzano lo sguardo verso la luna, esprimendo desideri e sogni?”
“Ora capisco, non sanno della ‘Fabbrica del Natale’, ma sentono la magia”
“Esatto mio caro Smallvin. Ora guarda!”
“Oh oh oh ohhh, sono io, Babbo Natale!”
A quelle parole la botola si apre, la parola magica per poter entrare è la sua risata. Ora scendo le scale e appare alla mia vista una grandissima stanza circolare, addobbata a festa e piena di musica. Al centro, uno in fila all’altro, quattro grandi tavoli rotondi. Sopra i tavoli, folletti rossi impazziti di gioia che continuano a saltellare. Dal soffitto lunare scendono dei tubi magici, trasparenti e flessibili. Dai tubi del primo tavolo scendono buste chiuse piene di lettere, richieste di regali, segreti di sogni scritti. I folletti annotano su un foglietto rosso: nome, indirizzo, regalo e desiderio. Questi biglietti passano poi al secondo tavolo, dove altri folletti richiedono alla luna il giusto regalo, che scende dai tubi magici appena fabbricato, nuovo e brillante. Il dono passa al terzo tavolo, dove folletti felici addetti all’imballaggio preparano la scatola natalizia, ma senza coperchio. Quello che attira di più la mia attenzione è il tavolo numero quattro.
“Vieni caro amico” mi dice Babbo “Vieni a vedere quì cosa succede”
Avvicinandomi mi accorgo che dai tubi magici scendono particelle luminose in gran quantità: polvere di stelle. I folletti dirigono quel flusso magico direttamente dentro ogni singolo pacco di Natale, chiudendo di seguito il coperchio.
Incuriosito chiedo a Babbo:
“Cos’è quella polvere magica chiusa ermeticamente dentro il regalo, a cosa serve?”
“Vedi Smallvin, il regalo dona felicità, ma il credere che i propri desideri si possano avverare, ancora di più. Non è tanto il regalo in sè stesso, non è tanto una data. Il Natale non è solo dire ‘dai stiamo insieme’, ma è sopratutto pensare ‘dai crediamoci insieme’. Quando un bambino, o qualsiasi persona sulla Terra aprirà il suo regalo, sarà invasa da questa invisibile polvere di stelle, dallo spirito del Natale, che dice: credici, credici, credici alla felicità, fallo con tutto il tuo cuore. La nostra speranza, la speranza della Fabbrica del Natale, è aprire il cuore di ognuno, aiutare chi forse si sente solo, confortare chi soffre per la mancanza di chi ha amato e ama ancora, cambiare l’odio in amore, far finire di brillare bombe per accendere le luci del Natale”
Risalgo da quella botola e non ho bisogno di altre parole per capire. Metto la mia mano sul petto, e sento il mio cuoricino battere forte come un tamburo. Mi avvicino alla mia libellula, la guardo con occhi colmi di polvere magica e le dico:
Scheggia, tu l’anno prossima ti chiamerai Stella!”

Hidden_80 per @tantipensieri
Immagine dal web

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