È una freddissima serata dicembrina, di quelle da trascorrere davanti al camino scoppiettante, mani nelle mani e profumo di legna tagliata. Si apre la quinta finestrella del Calendario dell’Avvento e, come da tradizione, mi accoccolo ai piedi dell’albero di natale, avvolta in una calda coperta soffice per scrivere la letterina dei desideri. Le luci intermittenti danzano attorno a ninnoli e addobbi di cui ogni ramo è carico, si riflettono nei miei occhi, giocano con le ombre tra le mie dita. Inizia il rito speciale quando intingo il pennino nell’inchiostro e sporco di nostalgiche richieste il foglio rosso di carta sottile. Prendono forma parole di zenzero e cannella, significati e fragranze. Entro in una dimensione soltanto mia, di gratitudine, dolcezza, affetto. E chiedo. Chiedo composizioni di agrifoglio appese nei posti più impensati, per rubare baci imbarazzati, attesi, inaspettati. Chiedo calici tintinnanti per brindare all’avvenire, tazze fumanti, biscotti appena sfornati, abbracci di caldo conforto per pianti inconsolabili. Chiedo un motivo per sorridere tutti i giorni e un tenero ricordo per chi non ne trova più. Chiedo stelle sul soffitto e volute dorate, la forza di sfidare il gelo e l’estate dentro. Chiedo musica ad alto volume per ballare insieme, coccole avvolgenti e fuori la neve. Chiedo nettare e incenso, preghiere e sorprese, caffè in compagnia e manopole colorate. Chiedo attimi da custodire e accendere, trattenere e conservare fino all’anno prossimo. Chiedo presenza, di chi vorrei e non c’è, di chi c’è ma non posso vedere, di chi promette e mi lascia immaginare. Chiedo che le attese vengano soddisfatte, che le voci diventino fatti, che il tempo rallenti quando sono felice. Chiedo magia. Quella svelata e fantastica, quella protetta e sognante, quella luminosa ed eterea, quella invisibile ma potente, quella che spinge a crederci sempre, una volta in più. Chiedo che la realtà si realizzi e mi faccia sentire dentro una favola. Chiedo la gioia, dei sensi, del cuore. Chiedo entusiasmo di vivere, coraggio di scegliere, fortuna da cogliere. Chiedo di essere esaudita.
Arrotolo il foglio, lo chiudo con la ceralacca. Avvicino una candela profumata così che possa prendere fuoco. Guardo con riconoscenza la piccola fiamma divorare le mie parole, sciogliere il sigillo e diventare fumo. Le mie speranze aleggiano nell’aria e si diffondono. Le affido al caso, al vento, al buio, all’atmosfera del possibile. Le respiro e le soffio lontano, dove io non posso arrivare, dove si raccolgono le luci e se ne fanno comete, dove Natale è soltanto Amore.

@babyLux_93 per @tantipensieri
Foto dell’autrice

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